Plusdotazione e neurodivergenze

Plusdotazione e neurodivergenze - essere sensibili alle diversità

In questo articolo parliamo di plusdotazione e neurodivergenze perché è un tema chiave, ma anche scomodo da affrontare a livello culturale e sociale.

Ne parliamo con Laura, infermiera e studente di psicologia che ci racconta la sua storia nel podcast Neuronauti: viaggio nella plusdotazione.

Nell’intervista parliamo di:

  • essere sensibili alle diversità
  • equilibrio e plusdotazione

La restante parte di intervista la trovi nel podcast.

Essere sensibili alle diversità

Valeria: “Dopo la valutazione hai vissuto delle difficoltà nelle relazioni. Una volta conosciuto il tuo funzionamento questo ti ha aiutato oppure è stato un ostacolo nella tua vita a livello professionale?”

Laura: “Sinceramente per me è stato un grandissimo sollievo, non saprei dirti un aspetto negativo legato al conoscere il mio funzionamento. A livello professionale, in realtà, diventa tutto meno frustrante, anche tutto ciò che è relazione. Per me ha avuto tutto quanto una spiegazione e riesco a essere molto più compassionevole, ma nel termine terapeutico, sia verso di me che verso degli altri. Perché comunque è così: quando ti accorgi che una diversità ti appartiene, diventi molto più sensibile verso qualsiasi tipo di diversità.

E adesso diventa più facile riconoscere l’altro collega plusdotato, perché al lavoro siamo numerosissimi, quindi lì dentro c’è in percentuale qualsiasi cosa.

Sono riuscita a diventare molto più sensibile, a vedere tutti gli altri tipi di neurodivergenti. L’argomento dell’adulto non diagnosticato a me interessa tantissimo, perché a me ha cambiato tanto e penso a tutte quelle persone che io vedo e che non lo sanno, che non se ne rendono conto e le immagino ancora dentro a quel circolo di cosa c’è che non va?!  Sì, sono arrivato a 30, 40, 50, 60 anni e mi sono adattato benissimo, però c’è sempre in fondo quella sensazione che sono solo. Nella solitudine sono diverso perché non va come penso io, perché non capisco gli altri, perché gli altri non mi capiscono. 

Poi sicuramente bisogna avere un po’ di sensibilità e diversificare anche le neurodivergenze.”

Comunicare plusdotazione e neurodivergenze

Laura: “Un altro argomento di cui ho spesso discusso con i miei amici psicoterapeuti intorno a me è stato: dirlo o non dirlo?  

Un conto, secondo me, è far notare, a qualcun altro, come hanno fatto con me, guarda secondo me potresti avere le caratteristiche di una plusdotazione. Un conto è parlare di altre neurodivergenze, che sono collegate non per forza a qualcosa di positivo, ma a un qualcosa che viene visto come negativo. Quindi anche questo è un argomento ancora in elaborazione dentro di me. Perché per me è stato sicuramente positivo e devo decidere cosa fare con gli altri.”

Valeria: “Sì, perché nel cappello delle neurodivergenze c’è un po’ di tutto. Divergere dalla norma, però, dal mio punto di vista, poter parlare e poter rendere un po’ quotidiane anche queste neurodivergenze che sono tante, le rende appunto più alla portata di tutti. Perché a volte, lo dicevi anche tu, un conto è parlare di giftedness, di plusdotazione, dove il termine ti riporta qualcosa che generalmente è positivo, ma se si parla di neurodivergenza come per esempio autismo o ADHD, già cambia molto.

Perché la percezione a livello culturale, soprattutto in Italia, è ancora di grande stigma, si vedono solo gli aspetti negativi. Sono diversi funzionamenti! Non sono sbagliati, sicuramente siamo ancora indietro e effettivamente trovare l’equilibrio tra quello che è giusto dire, quello che invece va tenuto un po’ più privato, ognuno deve sceglierlo, scegliere il livello di comunicazione.

In realtà è proprio nel racconto, nel ritrovarsi nelle esperienze di altri che poi tante persone possono farsi delle domande. Quindi chi decide di parlarne fa un grande lavoro di sensibilizzazione, di divulgazione dal basso. Poi chiaramente dall’alto servirebbero altri cambiamenti e non sono sicuramente realizzabili a breve.”

Equilibrio e plusdotazione

Valeria: “Laura se tu avessi avuto la valutazione da piccola, ti avrebbe aiutata?” 

Laura: “Se avessi avuto una diagnosi da bambina avrei avuto sicuramente un aiuto nella sfera emotiva e della sensibilità che probabilmente è quella che per me è più delicata. Quindi l’importanza di riconoscere da bambino, di dare gli strumenti che ti mancano da bambino perché sei un bambino. Non sembra, però sei un bambino e vivi cose da grande sicuramente a me avrebbe cambiato però va bene così.” 

Valeria: “Questa attenzione quando eravamo piccole non c’era proprio: sull’aspetto emotivo adesso c’è un pochettino più di sensibilità, ma veramente una volta non c’era. Il tema della sensibilità non veniva proprio neanche registrato.

Però la sensibilità e l’aspetto emotivo sono aspetti che vanno di pari passo con la parte intellettiva. Bisogna contemplarli insieme e anzi la parte emotiva è quella sempre da curare maggiormente. Perché se quella è in equilibrio poi la parte intellettiva ha il bisogno di approfondire, che è più facile da fornire o da recuperare.”

Laura: “Infatti posso dire che ho avuto la mia vera adolescenza tre anni fa, un momento in cui ho avuto il libero accesso alle emozioni. Ripeto: è tutto molto più bello, tutto molto più colorato. Con la scoperta della plusdotazione sicuramente adesso mi sto vivendo una vita diversa, più libera, più vera. Più piena, cioè un po’ più completa. Per me gli ultimi tre, quattro anni sono proprio stati una rinascita, una scoperta di chi sono.”

Con queste parole di speranza ringrazio Laura per questa chiacchierata e per i preziosi spunti che ci ha regalato! 

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