Intervista a Maria Silvia nel Podcast sulla Plusdotazione

Intervista podcast Neuronauti Viaggio nella Plusdotazione - Maria Silvia

Nella quarta intervista di Neuronauti il nostro Podcast sulla Plusdotazione incontriamo Maria Silvia, mamma di due bambine plusdotate e un bambino plusdotato. Ci racconta la sua esperienza con la doppia e tripla eccezionalità e con lei parliamo anche della questione di genere (ne parlo anche in questo reel). Perché ci sono ancora poche valutazioni di plusdotazione in bambine e ragazze?

In questa intervista affrontiamo anche il tema dell’istruzione parentale perché questa è la scelta di istruzione fatta da questa famiglia per offrire una formazione personalizzata a proprə figlə.

Un’immagine del periodo prevalutazione

Prima di iniziare l’intervista ho chiesto a Maria Silvia quale immagine rappresentasse la sua situazione prima della valutazione di plusdotazione dei figlə. Mary ha scelto l’immagine di copertina di questo articolo.
Valeria: Maria Silvia, perché hai scelto proprio questa immagine?

Maria Silvia: è un’immagine che a me mette moltissima malinconia, più che tristezza. E invece tante persone a cui l’ho fatta vedere dicevano che trasmetteva gioia, speranza, la primavera, l’estate. Invece a me fa proprio venire altre emozioni, il contrario. Quando tu hai chiesto di pensare a un’immagine che ci facesse pensare al periodo prevalutazione, pre-comprensione della plusdotazione, in realtà è quella perfetta per me.

Perché quando ho cominciato a vedere nella plusdotazione un potenziale, mi si è proprio dipanata la nebbia davanti agli occhi. Tutti quelli che io vedevo come problemi, come difficoltà, come chine montuose, non saremmo mai riusciti a superarli senza un motivo. Da una parte c’era il mio sentirmi mamma in ascolto e in relazione con i miei figli e dall’altra parte continuare a vedere un disagio fortissimo. Quindi questa immagine rappresenta proprio il mio sentire prevalutazione.

Le avvisaglie di plusdotazione

Valeria: Ci racconti quali segnali ti hanno fatto pensare alla plusdotazione?

Maria Silvia: penso soprattutto ai momenti di disregolazione emotiva, in cui sembra che vada tutto bene, ma ci sono esplosioni così forti. Momenti in cui serve mettersi in ascolto, fermarsi, osservare, parlarne, non per forza sviscerarle, però rimanere lì a osservarle, in disponibilità, a braccia aperte. In modo tale che quel bambino sappia che ha un adulto fermo che non si lascia trasportare, invadere, distruggere da queste esplosioni emotive. Un adulto che rimane lì, fermo, in attesa del momento in cui ci sarà la possibilità di comprendere. Queste esplosioni emotive, la disregolazione emotiva dei miei figli è stato un segnale molto forte che mi faceva pensare alla Plusdotazione.

Senso dell’orientamento e il linguaggio

Un’altra cosa è il senso dell’orientamento. Loro da sempre sanno come fare alcuni tragitti, anche che non li fanno spessissimo.

Ci fu una volta a cinque anni che mia figlia fece questo disegno in cui a prima vista aveva fatto delle rette spezzate. Lo guardo e la bambina mi disse: “Questa è la strada per andare dal tuo servizio di babysitter a casa.” E io: “Ma in che senso?” Mia figlia: “Sì mamma andiamo dritto, poi andiamo a sinistra, poi…” ed era giusto, cioè era esattamente la strada che facevamo in bicicletta. E rimanevi così e dicevi vabbè d’accordo, mettiamo anche questa nel cassetto e vediamo.

Ah, anche il vocabolario. Il congiuntivo. Allora, è vero che forse perché sono stata dopo-scuolista, insomma, sono sempre stata un po’ fissata con i verbi. Io ho delle figlie che a due anni usavano il condizionale e il congiuntivo corretti e li mettevano nei posti giusti, non sbagliavano. E una volta, la nonna stava andando via e mia figlia dice “Vorrei tanto che la nonna rimanesse qui con noi”. Ma forse aveva 20 mesi… Cioè, era proprio piccola, con questa competenza, che la tiri fuori e dici, vabbè, è perché ci sente parlare così forse?

Altri esempi li trovi nella puntata con l’intervista a Maria Silvia nel podcast sulla plusdotazione.

Iter di valutazione

Valeria: Mi racconti come sono avvenute le vostre valutazioni di plusdotazione?

Maria Silvia: Le nostre valutazioni sono avvenute in due step, perché io avevo intuito qualcosa. Io sono educatrice, gestisco un servizio per l’infanzia e quindi ho una formazione per fare una prima osservazione e per indirizzare le famiglie. Adesso io per esempio nel mio servizio ho un bimbo che probabilmente è plusdotato, ha 18 mesi. Quindi alla mamma la prima volta ho passato un libro, un articolo, insomma credo che anche la tempestività abbia un suo perché.

E quindi guardando i miei bimbi, soprattutto la grande, c’era solo lei all’epoca ho iniziato ad avere sentore di plusdotazione, poi sono passati gli anni, è arrivato il Covid. Durante il Covid ho fatto una videochiamata alla mia formatrice, che è una psicologa di Verona specializzata in plusdotazione e non ha fatto la valutazione, ma attraverso il racconto che io facevo della cinquenne e della treenne mi disse che era molto probabile lo fossero.

Noi eravamo nella fase di scelta della scuola o non scuola e con queste informazioni in più, io ho detto ok, la tengo a casa, facciamo istruzione parentale e partiamo con questa avventura. Avendo la consapevolezza che nulla andrà come avevo stabilito, è tutta una strada da scrivere nuova, da zero, su un foglio completamente bianco.

Maria Silvia ha poi portato le sue bimbe e il suo bimbo dalla psicologa per le valutazioni ufficiali.

La questione di genere

Valeria: Tu hai due figlie plusdotate e hai anche una formazione da educatrice, come hai vissuto sulla tua pelle la questione di genere?

Maria Silvia: Questa cosa del notare le femmine ci buttai l’occhio anche perché proprio nella prima formazione che feci, che forse non avevo ancora figli, la psicologa con cui poi feci le valutazioni mise molto l’accento su questo punto. Il fatto che i bambini venivano valutati plusdotati molto prima delle bambine. Le capitavano spesso bambini in cerca di valutazione o comunque di capire cosa stava succedendo anche a 2, 3, 4 anni, mentre le bambine prima della scolarità mai e a volte anche molto, molto avanti. Quindi in realtà poi io rientro in questa categoria perché alla fine la valutazione ufficiale l’ho avuta a 8 anni della grande, 6 anni della media e 4 anni del piccolo. Diciamo però che io stavo già agendo, dando per scontato che la plusdotazione ci fosse. Anche perché, obiettivamente, se tu hai un bambino davanti anche se non è plusdotato e lo tratti come se lo sia, sicuro male non gli fai.

Nel podcast sulla plusdotazione approfondiamo maggiormente questo tema

Suggerimenti per i genitori

Valeria: Pensando ai genitori che ascolteranno il podcast sulla plusdotazione, quali consigli e suggerimenti quando non sanno se fare una valutazione di plusdotazione a proprə figlə?

Maria Silvia: non abbiate dubbi sul fatto che qualsiasi tipo di ricerca sui vostri bambini, che sia con uno psicologo, con un neuropsichiatra, che sia un qualsiasi tipo di percorso di valutazione, se fatto con le tecniche più aggiornate porterà ricchezza, qualsiasi cosa viene fuori.

Quando a me è venuto fuori un minestrone di roba io ho guardato e ho detto scusa esattamente, io da qui come ne esco viva? Vederli tutti neurodivergenti, tutti diversi, con tutte esigenze completamente diverse, io ho avuto un momento di disperazione più totale, perché ho detto: io come faccio a tenerli tutti sotto lo stesso tetto e riuscire a farli star bene?

In tutto questo magari star bene anch’io, star bene anche mio marito, così tanto per mettere tutti in pace. Invece, seguiti da persone competenti, abbiamo trovato le strade per stare bene tutti, con alti, con bassi, con crisi, con scivoloni.

Ma non essere soli in questo è fondamentale e la valutazione è il primo passo per non restare soli!

Per me è stato questo, perché rendermi conto che non sono l’unica mamma disperata al mondo che, oddio, come faccio? Non sono l’unica e che bello, quante cose possiamo fare.

E loro non sono gli unici bambini al mondo che possono avere delle difficoltà o delle potenzialità, ti fa rimettere i piedi per terra e ti fa cominciare a camminare in una rete.

Siamo esseri sociali

Maria Silvia: Perché l’uomo è un animale sociale e è fondamentale che ce lo ricordiamo, perché adesso siamo molto abituati ognuno a guardare le famiglie degli altri dalla finestra, restando distanti. Io su questo ho una grande fortuna, perché grazie all’istruzione parentale abbiamo creato una rete di comunione e di condivisione del bello e del brutto ed è una grande ricchezza.

Maria Silvia: Certo è che bisogna aspettarsi bello e brutto perché sì, io sono la testimonianza che per esempio con la mia famiglia d’origine purtroppo i rapporti si sono molto raffreddati. Perché se sei consapevole diventi poi esigente e non puoi più lasciar passare, lasciar correre, cioè il rispetto lo pretendi e pretendi anche in alcune forme.

Poi noi mamme di plusdotati diventiamo delle gran studiose, quindi dopo ne sappiamo talmente tanto che le vediamo tutte, diventiamo un po’ pesanti. Però insomma, io ho tante persone intorno che si sono messe a leggere i libri con me, si sono messe a guardare i video con me e hanno fatto rete e sono tuttora la mia forza.

Conclusione

Riprendo la parola: per me fare il podcast sulla plusdotazione è motivo di arricchimento continuo, ascoltare le vostre storie permette di andare sempre più nel profondo del mondo della plusdotazione. Sono grata per questa opportunità!

Sintetizzando, i diversi spunti che ci ha dato Maria Silvia nell’intervista per il podcast sulla plusdotazione dobbiamo ricordarci che:

  • mettersi in ascolto come genitori è la chiave per individuare i punti di forza e di debolezza də nostrə figlə
  • le scelte educative possono essere distanti dalla nostra esperienza, ma l’istruzione parentale di cui ci parla Mary con la personalizzazione e l’essere su misura è quello di cui spesso hanno bisogno studentə plusdotatə
  • come genitori ci mettiamo in gioco con ə figlə e per ə figlə studiando, approfondendo, imparando a stare nei momenti di disregolazione emotiva. Per riuscire a farlo abbiamo bisogno di una rete di sostegno che ci stia accanto e ci supporti perché ci capisce e cammina con noi

Pensando alla rete di sostegno ti può interessare il percorso Genitori Plus che ho ideato con questo scopo e che trovi in questa pagina.

Grazie a Maria Silvia che ci ha portato un’esperienza di plusdotazione abbinata a altre eccezionalità e ha motivato la scelta dell’istruzione parentale che non è molto conosciuta in Italia.

Se ti sei persə le altre interviste sul blog ti lascio i link a quella di Alberto e a quella di Beatrice e a quella di Tingting.

Ascolta l’intervista a Maria Silvia nel podcast sulla plusdotazione: la trovi su Spotify e su Spreaker

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto