Intervista a Alberto nel Podcast sulla Plusdotazione

Intervista Alberto Neuronauti Viaggio Nella Plusdotazione

Neuronauti: Viaggio nella Plusdotazione è il podcast della nostra community e la seconda puntata è l’Intervista a Alberto, un papà il cui bambino è stato valutato come plusdotato durante il periodo della scuola dell’infanzia. 

Nell’intervista che trovi nel podcast Alberto ci racconta che suo figlio aveva manifestato difficoltà già alla scuola dell’infanzia dove non si sentiva a suo agio. I genitori quindi hanno cercato un centro che potesse valutare il figlio per capire cosa stesse succedendo e come avrebbero potuto aiutarlo soprattutto a scuola. 

Dopo aver ricevuto la valutazione di plusdotazione i genitori si sono attivati per individuare una scuola primaria della zona che fosse preparata ad accogliere il figlio. Alberto inoltre ci racconta come le insegnanti si approcciano quotidianamente alla plusdotazione di Nicholas.

Alcune situazioni avvenute prima della valutazione del figlio, in particolare rispetto al tema dell’ingiustizia, rappresentano, secondo Alberto, i segnali della possibile plusdotazione, cioè quelli che possono far porre delle domande ai genitori e che possiamo considerare dei campanelli d’allarme. Nel podcast Alberto parla anche di quello che fanno quotidianamente come famiglia per diffondere cultura sulla plusdotazione.

In questo articolo del blog però voglio portare una parte di intervista che non troverai nel podcast sulla plusdotazione.

Ecco quindi la parte di intervista relativa a: 

  • l’importanza delle osservazioni e dell’ascolto dei figlə da parte dei genitori che, quando percepiscono una difficoltà, hanno bisogno di qualcuno che li guidi nell’individuare un professionista che possa dare loro delle risposte
  • come è avvenuto l’iter di valutazione, le difficoltà incontrate e a cosa è servito
  • quali strategie vengono usate dalle insegnanti alla scuola primaria
  • quanto è importante la consapevolezza della propria unicità per questi bambini.

Intervista a Alberto: i genitori come esperti osservatori e conoscitori dei figlə

Valeria: Alberto, ci racconti come vi siete accorti che qualcosa non andava durante la scuola dell’infanzia?

Alberto: Con l’inizio della scuola dell’infanzia e il secondo anno sono iniziati a venir fuori i problemi, quindi capisci che hai un carico prezioso, che va guidato perché è piccolo, però intorno non trovi nulla, non sai come muoverti. Poi specialmente alla materna avevamo la scuola che “ci dava un po’ contro”. Da scuola ci dicevano che eravamo noi che vedevamo cose che non c’erano, che lo sovrastimolavamo, che pensavamo chissà cosa, che lui era come tutti gli altri. 

Però noi vedevamo questa sua frustrazione, questa sua sofferenza, quindi l’immagine della carta di Dixit ci ricorda un po’ quel periodo in cui non sapevamo dove sbattere la testa. Forse sono io sbagliato? Sono io che interpreto male? Un periodo un po’ difficile quello della scuola materna.

A me è stato detto: “È così perché voi lo portate in giro”. 

Io per lavoro viaggio abbastanza, me lo porto dietro, cioè, solo perché non lo parcheggio dai nonni? Se questo è sovrastimolare sono colpevole. Eppure non mi sembra di fare niente di eccezionale. Se mi fa una domanda gli rispondo, cose che siamo sempre stati abituati a fare. 

Mentre a scuola una cosa che lui accusava molto è: “Sì sì lo vediamo dopo, sì sì lo facciamo dopo”, poi il dopo non veniva e a lui questa cosa qua faceva impazzire, cioè se fai una promessa devi mantenerla, altrimenti non la fai.

Intervista a Alberto: l’iter di valutazione

Valeria: Come è stato l’iter di valutazione? Come vi siete mossi? Quali difficoltà avete incontrato?

Alberto: Noi abbiamo faticato a trovare qualcuno per la valutazione, siamo dovuti andare a 140 km, dovrebbe essere più semplice. Anche perché poi quello che serve di più non è tanto il numero (QI), quanto proprio l’osservazione del bimbo. Quello che ci è stato utile è che nella relazione c’erano i punti di forza, i punti di debolezza, dove lavorare, come agire, e quello è stato essenziale. 

Mi interessa sapere come aiutarlo o come valorizzarlo, come farlo sentire meglio; il punteggio lascia il tempo che trova, è un’indicazione, in base ai punteggi sai magari se ci possono essere altri aspetti da valutare e via dicendo. Quello che conta è proprio l’osservazione e la deve fare qualcuno che ha dell’esperienza, se no è un numero buttato lì e io ora cosa me ne faccio?

Noi abbiamo cercato un po’ su internet, le varie associazioni. Molti professionisti che conosco oggi all’epoca non li conoscevo, quindi oggi avremmo un panorama più ampio, però da noi in Toscana non è che ci sia granché. Anche quelli che conosco ora sono più in Lombardia, Veneto, Emilia, sono in altre regioni. 

Noi abbiamo contattato la dottoressa Roncoroni che mi ha detto: “Prima di qualsiasi valutazione facciamo una chiacchierata”. Mi ha chiamato, le ho spiegato com’era mio figlio, come si comportava e mi ha detto che secondo lei era il caso di fare una valutazione. 

Abbiamo fatto prima un colloquio noi genitori con lei, un po’ più specifico su varie tematiche di Nico, poi l’abbiamo portato a Genova e ha fatto tutta la valutazione in una mattinata. Alla fine della valutazione la dottoressa ci disse, che è un bimbo che riesce a sopportare molto la fatica cognitiva, quindi gli aveva fatto tutti i test perché era tranquillo. Era più stanca lei che lui, a dire la verità!

Dopo circa una settimana ci ha dato la relazione e ci ha un po’ spiegato quelle che potevano essere le strategie con la scuola, come era fatta la relazione, le parti da tenere bene d’occhio. Era una relazione di 13-15 pagine, spiegata anche per persone non competenti. 

Portando la relazione a scuola è stato “semplice”, per dirigenti e insegnanti, capire il funzionamento, capire quello che è stato fatto, quindi la relazione è un bel biglietto da visita, perché era una relazione esaustiva in tutti i suoi punti, dall’inizio alle conclusioni.

Intervista a Alberto: la situazione a scuola dall’infanzia alla primaria

L’intervista podcast sulla plusdotazione continua parlando della situazione alla scuola dell’infanzia e poi alla primaria.

Valeria: Dopo la valutazione invece come è andata? Parlami della scuola dell’infanzia e poi dell’ingresso alla primaria.

Alberto: Noi abbiamo avuto una fortuna incredibile perché, contattando i dirigenti delle varie scuole primarie qua in zona, alla fine l’unica dirigente che ha risposto al mio quesito (avevo chiesto, quando Nico aveva iniziato l’ultimo anno di materna, se prevedevano qualcosa per i gifted), era la dirigente anche della materna dove andava Nico.

Il progetto ponte

Alberto: E la dirigente cosa ha fatto? Quando l’abbiamo incontrata, ci ha proposto un progetto ponte perché lui si stava annoiando, non ce la faceva più, non ci andava volentieri. Appena avuta la valutazione mio figlio ha iniziato a gennaio dell’ultimo anno di materna a fare delle ore in primaria. Quindi, io lo andavo a prendere la mattina, lo portavo a fare delle ore in primaria e questa cosa lo aveva fatto svoltare. Poi le maestre hanno iniziato a formarsi, così come le insegnanti che lui avrebbe avuto l’anno successivo erano già formate o comunque sapevano di cosa si parlava.

L’inserimento è andato benissimo. Viveva per quel giorno, per quell’ora che andava a fare dall’altra parte. 

Erano tre ore alla settimana, quindi neanche chissà cosa, ma per lui quelle tre ore erano il massimo. Sì, con quelle tre ore riusciva a gestire poi tutte le altre alla scuola dell’infanzia.

La differenziazione e la personalizzazione didattica

Valeria: Come va adesso che tuo figlio è in seconda primaria? Quali strategie usano le maestre?

Alberto: I bambini non sono tutti uguali, ognuno ha le proprie esigenze, ognuno ha i propri traguardi e per fortuna le nostre maestre sono così. Ognuno ha il proprio traguardo indipendentemente dagli altri, quindi danno mille compiti differenziati perché ognuno ha le sue esigenze. 

Però, ad esempio, per molti genitori dobbiamo essere tutti uguali, quindi se lo fa lui, perché il mio non lo fa? Solo che per farlo fare all’altro rischi di creargli un problema, perché magari non riesce a fare quella cosa e diventa frustrante. Cioè, ognuno ha la sua strada, il suo percorso e i suoi tempi. Bisognerebbe imparare a rispettare i tempi di ognuno, che siano più veloci o più lenti. 

Inoltre, del lavoro che stanno facendo in generale con mio figlio beneficia tutta la classe. Ad esempio, quando viene fuori la parola magma e la maestra divaga dalla sillabe e parla dei vulcani, è un arricchimento per tutti. Poi ci sarà quello a cui interessa un po’ più, a un altro un po’ meno. Comunque è un arricchimento per tutta la classe. Infatti la classe di Nico è una di quelle che sta andando più regolare, perché comunque lui trascina. Poi ognuno può cogliere di meno o di più, però è un modo per dare più stimoli anche agli altri.

Il rapporto con gli altri genitori

Nell’intervista podcast sulla plusdotazione affrontiamo anche il tema delle relazioni con gli altri genitori della classe.

Valeria: Prima accennavi agli altri genitori: come sono i rapporti con loro?

Alberto: Logicamente le maestre conoscono i bimbi che hanno, e per ogni bimbo hanno la loro strategia. Il problema è che molto spesso i genitori questa cosa la interpretano come se fosse un favoritismo e molti genitori di plusdotati evitano di dirlo per evitare questo giudizio.

Eppure se non lo dici è perché ti senti superiore, se lo dici è perché ti vuoi vantare. Tanto comunque comunque fai sbagli! Però io dico sempre a mio figlio: “Tu sei così e se a qualcuno non sta bene sono affari suoi, non ti porre tu il problema”. 

Valeria: Sì, è vero che la cultura va fatta non soltanto verso gli insegnanti, ma anche tanto per gli altri genitori perché un genitore può anche non essere interessato a questo argomento. Sapere però che ci può essere questa caratteristica è importante così come che esistono i D.S.A. o lo spettro autistico. Ci sono tante persone che ancora temono tantissimo queste cose, questa diagnosi, hanno paura perché non conoscono e temono il giudizio. In realtà invece bisognerebbe normalizzare queste neurodivergenze che semplicemente ci sono, non possiamo far finta che non ci siano.

Intervista a Alberto: l’importanza della consapevolezza

Valeria: Voi genitori avete parlato della plusdotazione a vostro figlio, ci racconti com’è andata? Perché è importante legittimare questa caratteristica?

Alberto: Noi siamo sempre stati molto sinceri, perché se siamo i primi a nasconderlo, è logico che lui si senta confuso. Lui è così e sarà sempre così, quindi prima ne è consapevole, prima riesce a lavorare su se stesso, prima si accetta così com’è, prima capisce magari come affrontare gli altri e come andare avanti. Tanto il giudizio ce l’avremo sempre, o in un verso o nell’altro, siamo sempre giudicati. 

Allora io faccio il bene suo. Anche perché se non lo dico alla maestra, non posso neanche pretendere che poi lavori in un certo modo. Quindi io vedo molte persone che si lamentano che la scuola non fa, però la scuola non sa. Se alla scuola spieghi, magari trovi anche quello che dice che gli interessa, vuole informarsi, vuole capire la situazione.

Conclusione

In sintesi, intervistando Alberto sulla sua esperienza con il figlio abbiamo imparato che:

  • i genitori sono i primi osservatori e conoscitori dei figli, ma a volte hanno bisogno di indicazioni da altri professionisti su come intervenire nella vita quotidiana (quando fare la valutazione, quali strategie mettere in atto con la scuola…)
  • trovare dei professionisti competenti nel mondo della plusdotazione qualche anno fa era davvero difficile, oggi stanno aumentando, ma non è comunque facile trovarli nella propria zona geografica 
  • quando le scuole sono preparate e disposte a mettersi in gioco e a formarsi sulla plusdotazione chi ci guadagna non sono solo gli alunni e le alunne plusdotati/e ma l’intera classe!

Insomma, i presupposti per crescere e migliorarsi come famiglie, professionisti, scuole e comunità li stiamo seminando. Presto inizieremo a raccoglierne i frutti.

Ringrazio moltissimo Alberto per averci raccontato la sua storia nel podcast sulla plusdotazione e per il prezioso lavoro di divulgazione che fa con suo figlio! Questa è la loro pagina Instagram

Se vuoi ascoltare l’intervista a Alberto la trovi su Spotify e su Spreaker

Se ti sei perso/a la prima intervista puoi recuperarla qui

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto