Nella quinta intervista di Neuronauti il nostro Podcast sulla Plusdotazione incontriamo Fabio, papà di un ragazzino valutato come plusdotato all’età di 9 anni. Fabio ci racconta che sono arrivati alla scoperta della plusdotazione facendo accertamenti per l’iperattività. Dalla valutazione è emerso che suo figlio è doppiamente eccezionale infatti è plusdotato e ADHD.
In questo articolo parleremo quindi di doppia eccezionalità, di scuola e del ruolo dei professionisti nel sostegno a questa famiglia, ma anche di vita quotidiana e della consapevolezza dei genitori dopo la valutazione.
Il periodo prevalutazione
Ho chiesto a Fabio di dirmi quale immagine associasse al periodo precedente la certificazione di ADHD e la valutazione di plusdotazione. Ecco cosa mi ha risposto durante l’intervista per il podcast sulla plusdotazione.
Fabio: La fiammella del buio. Quando tu sei nel buio, sei nel buio più totale, non sai come comportarti, e improvvisamente vedi una luce in fondo. Questa candela, questa luce che ha veramente rischiarato tutto è stata la valutazione di ADHD e plusdotazione.
I primi due anni alla scuola primaria
Valeria: Fabio, ci racconti la vostra esperienza alla scuola primaria?
Fabio: I primi due anni delle elementari li ha trascorsi in una scuola da dove per fortuna l’abbiamo portato via, perché aveva queste due maestre per cui lui era davvero il maleducato, quello che non stava attento, quello che si muoveva, quindi una sgridata dietro l’altra. C’erano episodi di bullismo in classe, quindi poi abbiamo trovato questa scuola in terza elementare che veramente è stata, come dico sempre, la salvezza.
Cioè trovare una scuola di professori intelligenti che abbiano voglia di fare, di formare, che si siano formati, è stata veramente la salvezza.
Valeria: Sì, credo che l’apertura mentale e la disponibilità da parte degli insegnanti sia la salvezza per le famiglie, per i bambini. Poi sicuramente serve anche l’apertura mentale dei genitori, il fatto di essere disponibile a dire: “In questa scuola mio figlio sta male, c’è un disagio grosso, non va bene quello che sta succedendo, io ho provato a parlare con gli insegnanti eccetera eccetera, non si cava un ragno dal buco, bisogna cambiare.”
E questa, secondo me, è una scelta coraggiosa perché non tutti la fanno. A volte si tende a dire: “Magari è davvero sbagliato mio figlio”.
Io dico sempre che i genitori conoscono i loro figli perché li stanno crescendo, sanno quali sono i loro punti di forza e di debolezza. Quindi, se ti rendi conto che soltanto a scuola c’è questo problema, probabilmente è il contesto-scuola il problema, non il bambino. Il problema è nell’ambiente in cui è inserito.

Il ruolo dei professionisti e l’utilità della valutazione
Valeria: Avete cambiato scuola in terza primaria e da lì in poi avete trovato dei professionisti preparati…
Fabio: Abbiamo trovato dei buoni professionisti, sia in neuropsichiatria che al centro che poi ci ha seguiti. Anche l’aiuto della scuola che è fondamentale per mettere tranquillità, perché i professori ci hanno veramente infuso tanta tranquillità. Ci hanno detto fatelo per dare una mano a lui e quindi questo ci ha un po’ spinto a dire ok, facciamola.
Quindi se hai un minimo dubbio io ti consiglierei davvero di fare la valutazione, è lunga, ci vuole tempo, ci vuole impegno da parte del ragazzo, da parte dei genitori, per conciliare tutto. Però facciamo il sacrificio per portarli a calcio, a piano, a danza… posso farlo anche per quella cosa che magari gli rende più facile la vita anche nel percorso scolastico, perché altrimenti, se arrivi senza certificazione per i prof sarà sempre quello presuntuoso perché risponde, quello maleducato perché si alza, perché non sta fermo e quindi diventa poi un cinema!
Il percorso di certificazione e valutazione
Valeria: Per tranquillizzare i futuri genitori che ascoltano il podcast sulla plusdotazione e che magari si trovano una richiesta di questo tipo dagli insegnanti, ci spieghi come è strutturato un percorso di questo tipo? Quanto tempo è durato?
Fabio: Allora, per fare tutto il percorso per la certificazione dell’ADHD è durato circa un anno e mezzo dall’inizio della richiesta. Io a altri genitori suggerirei di farlo anche solo per togliersi il dubbio se veramente c’è la problematica o meno, perché se c’è un disturbo dell’attenzione e iperattività, è meglio saperlo. Se c’è fai un favore a tuo figlio perché lo aiuti poi nel continuare il percorso scolastico e se non c’è, va bene, è soltanto un disgraziato e ce ne faremo una ragione.
Quindi, andavamo in neuropsichiatria a Cuggiono, lì facevamo gli incontri con la psicologa, lo portavamo, stavamo lì ad aspettarlo in quell’oretta in cui faceva tutti i test, eccetera. Alla fine del percorso c’è stato consigliato un altro percorso di parent training e child training che poi abbiamo fatto in un centro specializzato sull’ADHD. Ha terminato questo percorso in terza media.
La gestione della doppia eccezionalità
Valeria: Nella vita quotidiana come va con tuo figlio? Quali difficoltà incontrate?
Fabio: Adesso lui è cresciuto quindi è più facilmente gestibile, ha sempre le sue cose che non sta mai fermo, che si muove, che fa. Però per esempio, quando era piccolo, sarà capitato a tutti i genitori, quando gli parli tu gli dici: “Guardami negli occhi”, solo che mio figlio difficilmente ti guarda negli occhi quando gli parli. Quando era piccolo mi incavolavo come una bestia, mi arrabbiavo perché gli dicevo di guardarmi e non lo faceva. In realtà ti rendi conto che se lui ti guarda, se lui focalizza l’attenzione sul guardarti, non riesce poi a capire quello che gli stai dicendo.

Quindi va bene muoviti, tanto so che mi ascolti e mi rispondi. Anche quando studia lui si mette a palleggiare col pallone, cammina e tu sei lì che ti viene il mal di mare. Però sai che è così, quindi capisci che alcune risposte che ti dà sono involontarie perché è fatto così.
Valeria: Mi dicevi che anche voi giocate con giochi da tavolo, lì come va?
Fabio: Quando si facevano i giochi da tavolo, come Monopoly o altri, se perde, è estremamente competitivo. Cioè quando perdeva aveva un modo di gestire la frustrazione che non è normale, ma poi ti rendi conto che tendono davvero alla perfezione, cioè a una cosa che ti porta a dire devo sempre dare il massimo. Oppure quando a scuola c’era una cosa che non andava, ogni tanto interagiva in maniera troppo vemente, il pianto, l’urlata, una cosa difficile da capire, ma la capisci una volta che ti informi.
Conclusione
Valeria: Fabio, per concludere questa puntata del podcast sulla plusdotazione, cosa hai imparato dalla vostra esperienza con la plusdotazione e l’ADHD di tuo figlio?
Fabio: Ho capito molto di più mio figlio. Ho capito come rapportarmi a lui in certi tipi di comportamenti, cosa lasciar correre e su cosa magari intervenire, perché su certe cose ok lasci fare perché sai che è così e non ci puoi fare niente. Su altre invece magari intervengo perché capisce.
Informandoci abbiamo capito questo, per esempio, anche il senso della giustizia enorme che ha, che sembra quasi spropositato, capisci che è una caratteristica della plusdotazione, la sua enorme sensibilità, il vivere certi tipi di emozioni. In qualche modo puoi imparare a gestire tutto in maniera diversa. Ho imparato e sono cambiato nel fare queste cose.
E tu hai già ascoltato la puntata del podcast sulla plusdotazione con l’intervista a Fabio? La trovi in questa pagina
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