Giftedness e situazioni di vita

Gifteness e situazioni di vita

In questo articolo parliamo di giftedness e situazioni di vita, di quanto la plusdotazione influenza la vita quotidiana sin da piccoli, a scuola, ma anche in famiglia. Poi arriviamo al periodo dell’università e al mondo del lavoro. 

Ne parliamo con Andrea, videomaker indipendente, che finisce dall’altra parte del microfono e ci racconta la sua storia nel podcast Neuronauti: viaggio nella plusdotazione.

Nell’intervista parliamo di:

  • diversi tipi di intelligenza
  • vedere problemi e soluzioni prima delle altre persone
  • la fatica dell’attesa

La restante parte di intervista la trovi nel podcast.

Giftedness nella vita quotidiana

Valeria: “Ti vengono in mente degli esempi della scuola dell’infanzia, della primaria, delle medie, qualcosa che ti ha fatto ripensare a rivedere te stesso plusdotato in quella situazione? Cosa significa per te giftedness nelle situazioni di vita quotidiana”

Andrea: “Mi ricordo che alle elementari ero un esperto di quiz e capitava a quei tempi che anche a scuola si facessero dei momenti di questo tipo. Se in classe il mio rendimento era medio-alto, però mai da primo della classe, nei quiz decollavo, non ce n’era per nessuno!

Mi ricordo che quando c’era un consulto scientifico, anche fra bambini, venivo chiamato in gioco.

Così mi veniva fatto notare che ero intelligente, questo me l’hanno sempre fatto notare anche in casa, però senza dargli peso. Ti faccio un esempio,  racconti di altre generazioni da far svenire i genitori dei gruppi gifted di oggi.  A due anni ho iniziato a leggere guardando una trasmissione televisiva che si chiamava Paroliamo, faceva vedere le lettere per formare le parole. Reazione dei miei: <Bravo!>. Fine dell’apporto dei miei genitori. Per cui non è stata minimamente spinta questa cosa.”

Intelligenza a servizio del riparare e aggiustare

Andrea: “Ho sempre aggiustato cose: ho rotto un sacco di regali perché dovevo vedere come erano fatti dentro. Quella è stata una mia caratteristica che mi sono portato nella vita a proposito di cose che non pagano,  però poi risultate utili al mondo attorno a me. 

Sono tutt’ora il consulente per le piccole cose di casa di un sacco di amici. E per cercare di spiegare come funziona il cervello  sono cose di cui spesso non so niente. È tutta la vita che riparo oggetti elettrici, li apro, individuo quello che secondo me è il problema e poi funzionano. E ne parlavo giusto con la mia compagna poco tempo fa, dopo la valutazione, le ho detto: <Forse sarà il caso che studi la differenza tra corrente alternata e corrente continua.> 

Però riparo lavatrici, computer, macchine, automobili, tutto l’hardware che mi capita, se è visibile il problema io lo guardo, proprio perché per me è sempre stato, mi è sempre funzionato il cervello… cioè se studio Pascoli, una poesia di Pascoli, mi vengono idee per riparare il motore della macchina. Faccio un esempio estremo.

Però unisco tutto, anche nel mio lavoro, ho sempre preso di qua e di là. Per me è tutto unito.”

Si può risolvere tutto nella vita?

Andrea: “Anche nel mio immaginario, come per tutti, c’è il cliché che se sei intelligente, qualunque situazione nella vita è risolvibile. Invece, è una minima parte delle situazioni nella vita che sono risolvibili. 

Il sentirsi intelligenti e stupidi allo stesso tempo poi, è un grande classico della vita.

Adesso in casa, appena non riesco a fare qualcosa, c’è sempre la gag del: <Meno male che sei tanto intelligente>.”

Adolescenza, giftedness e situazioni di vita

Andrea: “In adolescenza sono diventato una sorta di intellettuale della situazione. Avevo sempre un ruolo leggermente borderline, ma comunque inserito nel gruppo. Però ho sempre avuto questa mentalità indipendente, che io ho sempre chiamato nella vita: essere Punk a gratis. 

Significa che non mi sono mai vestito in maniera strana però, ad esempio, non possiedo una camicia o una giacca. E ovunque vada mi presento sempre vestito alla stessa maniera, che più o meno chiamiamola semisportiva.

Questa cosa può essere interpretata in varie maniere. Per cui se, a una riunione formale, vado semplicemente vestito normale, talvolta può apparire quasi come una forma di provocazione pur non essendo minimamente intenzionale.

Oppure le mie opinioni: da grande ho imparato a tacere tantissimo. Perché mi sono reso conto che sin da piccolo la mia tecnica di sopravvivenza è stata il famoso mascheramento. Io sono sempre stato una specie di agente segreto come nei film che a seconda della situazione ha sempre saputo comportarsi.

E lì la mia intelligenza adattativa è sempre stata grande. Tanto che ricordo che io sono sempre stato adorato dei genitori dei miei amici dell’adolescenza e mi dicevano tutti: <Se sapessero come sei veramente>, cioè le opinioni spesso molto poco politically correct e tutte le cose. Però in un contesto mi sono sempre naturalmente saputo muovere, non è stato uno sforzo, non so come dire.” 

Opinioni scomode: giftedness e situazioni di vita

Andrea: “Ho sempre avuto nella vita  il coraggio ma forse è più giusto dire la necessità di essere quello che tirava fuori l’elefante nella stanza. E di questo ne ho anche pagato le conseguenze. Però era un istinto insopprimibile. 

Sul lavoro quando vedo una problematica, soprattutto alla lunga distanza, io non riesco a non dirlo. E molto spesso questo capita quando mi viene proposto un progetto, quindi in un momento in cui ci si aspetta un mio grande entusiasmo per la nuova avventura. Per fortuna, le persone con cui collaboro più spesso mi conoscono, sanno che anche se mi presentano l’idea più bella della storia, la mia reazione sarà comunque come se mi avessero detto: <Dovrai passare in carcere un mesetto>.

Perché, nel momento in cui mi spiegano l’idea, in quel mezzo secondo, io ho già percorso tutto quello che dovremmo fare lavorativamente, ho già individuato tutti i problemi che avremo, tutte le criticità e vado già in ansia.”

Effetto Cassandra

Andrea: “Col tempo ho imparato, con grande sforzo, a trattenermi per evitare questo effetto Cassandra. Significa, a volte, imparare a lasciare parlare la gente anche se sai già la risposta, se sai alla fine a che conclusione arriveranno. Se la dici troppo presto capita o che nessuno ti ascolti o di passare per disfattista, quando invece per te è solo realismo.

Se dovessi dire una cosa che mi ha finalmente liberato la conoscenza della mia plusdotazione è il fatto di aver passato la vita ad avere nella testa questa frase rispetto agli altri: <Che cosa ci vuole?!> (pensata in maniera più volgare). Prima io mi vedevo andare ad una velocità normale e non capivo come persone che consideravo in gamba potessero essere così indietro e non arrivarci nei miei tempi; adesso so che su alcune cose questa velocità è semplicemente diversa.”

La fatica dell’attesa

Andrea: “Per cui fai un po’ pace con questa cosa e ti dici devo sapere aspettare. Purtroppo questa attesa, a seconda degli argomenti, può essere di cinque minuti o di mesi. Ora, con questa nuova consapevolezza, mi sono un po’ liberato da quella sensazione di essere così strano, così fuori dal mondo. Ho cominciato ad imparare a spiegare meglio e a dividere la risposta per tappe cercando di non sembrare saccente e non sempre riuscendoci. Non è facile ricordarsi di avere sempre questa attenzione nel porsi con gli altri: è una cosa che ho sofferto tutta la vita.” 

Intelligenti e stupidi

Andrea: “Il cervello di ognuno di noi non funziona in maniera uguale su tutte le cose. Per me alcune cose che sono un muro: la burocrazia è un muro.  Il mio commercialista penserà che io abbia un QI di 22, perché gli ripeto da 100 anni le stesse banalissime domande. Ma siccome per me non ha alcun senso tutto quello che riguarda la burocrazia e la sua ridondanza, il mio cervello va in tilt totale. 

Penso sia l’esempio più lampante di difficoltà, io stesso mi dico come è possibile? Mi metto lì, ci studio e continuo a non capire. E’ come se passasse un fiume in mezzo alla testa e le informazioni scorressero via senza essere elaborate…”

Valeria: “Esatto, per tutti, è proprio questo il punto: è proprio il fatto di dire che la plusdotazione, l’alto potenziale con questi nomi che non ci piacciono ma purtroppo attualmente abbiamo questi, non vuol dire essere plus in tutto. Questa è una delle difficoltà maggiori che si incontrano anche a scuola.

Quando gli insegnanti ti dicono:<Eh no ma non può essere plusdotato perché in matematica o in italiano non ha tutti gli avanzati!> No, cosa c’entra? La plusdotazione è un ventaglio quindi io avrò dei settori dove sono particolarmente portato o portata e degli altri in cui invece sono nella media. O magari sono anche più basso della media: è possibile sì perché è proprio questa disarmonia anche che caratterizza.

La disarmonia dei profili gifted

Valeria: “Disarmonia che poi è collegata anche a tutto l’aspetto emotivo di cui tu hai parlato anche del sentire e vedere tutto. Perché tu vedi anche quello che potrebbe succedere e anche le emozioni che ci sono in una stanza secondo me rispetto a quello che sta succedendo. Questa è proprio la giftedness nelle situazioni di vita. Quindi leggi anche un po’ quella parte.” 

Giftedness nella vita quotidiana: il lavoro

Andrea: “Sì, questa è una cosa su cui poi ho basato in parte il mio lavoro, lavorando molto nel documentario d’osservazione. Significa seguire una storia reale nel suo evolversi, senza mai sapere quale direzione prenderanno gli eventi. Quindi si passa molto tempo coi personaggi mentre si fanno le riprese. 

Mi rendo conto adesso che queste mie caratteristiche facevano sì che, nelle situazioni…Chiamiamole da ufficio, di noiosa quotidianità, spesso facevo del materiale senza lode ne infamia perché mi annoiavo. Mi fa ridere perché sembra proprio la storia del bambino plusdotato a scuola, che si annoia e si impegna il minimo sindacale. 

Nei momenti clou però, per qualche motivo che non mi sapevo spiegare, ero spesso già nella posizione giusta al momento giusto. In qualche modo intuivo quando una persona stava per dire una cosa importante, si stava per emozionare, e allora preparavo l’inquadratura giusta e mi facevo trovare pronto. In una situazione in tempo reale su cui non si ha il controllo si trattava come di scommettere su cosa sarebbe successo.

Mi rendo adesso conto che probabilmente era una delle caratteristiche in cui ero avvantaggiato. Il mondo emotivo della percezione è molto amplificato, è diverso e molte volte, peraltro, fa sentire molto soli, una conseguenza inevitabile.”

Amicizie e giftedness

Trovare persone simili: giftedness e situazioni di vita

Andrea: “Vedi le cose un po’ diverse, vorresti condividerle e nessuno ha visto quella cosa lì. Ne ha vista un’altra, soprattutto quando si tratta di emozioni. Non sto parlando di giusto o sbagliato, ma semplicemente di una percezione diversa. E se quella tua percezione la condivide un’altra persona ogni cento, è più difficile che in quel momento ti stia accanto la persona giusta.

Mi fa ridere dirlo adesso che sto parlando da un’ora, però sono una persona che parla poco, notoriamente anche a casa, tutti mi chiedono in ginocchio di proferire parola. Ma siccome odio tutto lo small talk e tutto quello che non è assolutamente o di grandi contenuti o utile a una cosa pragmatica, parlo poco.”

Amicizie selezionate

Andrea: “Tra i miei indiziati di plusdotazione c’è una persona con cui lavoro che se devo andare in studio da lui, so già che ho perso la giornata. Lui, che non ha questa consapevolezza, dice: <Facciamo in un’oretta…>. Io vado alle 11 di mattina e poi, quando riguardo l’orologio, sono le 5 di pomeriggio, dopo aver parlato di qualunque cosa. E lì sento qualcosa di diverso e mi chiedo cosa sia. Perché non è tanto una questione di argomenti o passioni comuni ma il modo in cui ce li si racconta. Il dialogo improvvisamente si autoalimenta.

Invece mediamente passi tutta la vita in situazioni dove questa cosa non scatta, che non vuol dire che lo stare assieme non possa essere piacevolissimo. La maggior parte delle persone a cui sono affezionato non sono plusdotate. E io ci sto benissimo. Se devo fare la chiacchierata lunga, il cerchio si stringe tantissimo.” 

Concludendo

Questa intervista ci ha permesso di toccare tantissimi temi relativi alla giftedness e alle situazioni di vita, ce ne sarebbero anche altri, ma li troverai su instagram 😀

Grazie Andrea per questa chiacchierata! 

Per ascoltare le altre interviste della stagione 2 vai qui.

Gli articoli blog di approfondimento alle interviste sono: qui.

Per recuperare gli articoli di approfondimento alle interviste della prima stagione invece puoi leggere: Alice, Alicia, Chiara, Fulvia, Guido e Daniela, Fabio, Maria Silvia, Tingting, Alberto, Beatrice.

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