Nella settima intervista del podcast Neuronauti: Viaggio nella Plusdotazione incontriamo Fulvia, mamma di un bambino valutato come plusdotato durante la scuola primaria.
Fulvia ci racconta diversi episodi della vita quotidiana e scolastica con il figlio e quanto sia stato l’aspetto emotivo a segnalare la particolarità del bambino. La gestione delle emozioni è stato da subito il punto debole che ha portato la famiglia a fare degli accertamenti.
In questo articolo troverai una parte di intervista sulla plusdotazione che non è presente nella puntata del podcast, in particolare:
- la gestione delle emozioni
- la relazione del bambino con gli adulti di riferimento
- la relazione con la scuola e i compagni
- l’importanza delle valutazioni, delle certificazioni e delle terapie
Le emozioni nella plusdotazione: intervista a Fulvia
Valeria: Fulvia, mi racconti come tuo figlio vive le emozioni nella vita quotidiana?
Fulvia: le emozioni sono cuore e stomaco e questo conflitto si traduce in picchi di stress dove c’è questa incapacità di gestire le emozioni. Non solo le emozioni negative, tipo rabbia e tristezza, ma anche quelle belle. Mio figlio vive le cose in maniera totalizzante: si rompe una matita, una mina mentre lui sta facendo un disegno in cui è concentrato ed è una tragedia. Oppure è felice per la festa di compleanno del suo migliore amico e lui è su di giri e c’è il rischio che entri subito in stress. Quindi proprio qualsiasi cosa lui la vive così.
Mio figlio sta facendo il suo percorso di psicoterapia e anche di pedagogia perché parlavo con la professionista (pedagogista ndr) e mi ha detto che un plusdotato può sviluppare un DSA, ma può anche non svilupparlo. Quindi siamo andati a fare anche la certificazione. Non è stata propriamente certificata perché ha fatto tutte le batterie dove nel campo della matematica si è dimostrato un bambino di nove anni e mezzo, dieci, ma ne ha sette. Eppure si sta un po’ abbattendo perché la maestra di matematica non è in linea con lui e lui adesso non vuole fare più matematica.
Dalla logopedista abbiamo avuto una mezza certificazione che verificheremo più avanti sulla Disortografia che è leggera. Per la disregolazione emotiva che ha mio figlio diventa pesante. Perché lui nella sua testa, nel suo modo di apprendere, arborescente, che è preciso, che fa le cose in grande, quando materialmente cerca magari di scrivere e sbaglia, cade in frustrazione.
Gli adulti di riferimento
Valeria: Fulvia, ma in questa situazione qual è il ruolo degli adulti di riferimento che interagiscono con tuo figlio? Perché gli adulti dal mio punto di vista dovrebbero essere un faro per bambini e bambine.
Fulvia: La plusdotazione è relazionata agli altri. Abbiamo un po’ di problemi, delle difficoltà con determinati adulti. La professionista mi spiegava che chiaramente avendo questo quoziente intellettivo quasi esorbitante, questo suo modo di pensare, di viaggiare, di fare lo porta inevitabilmente a mettersi al pari della persona che ha davanti. Peraltro mio figlio è estremamente empatico, io dico sempre che lui ha delle antennine invisibili e capta delle cose decisamente prima di noi.
Ha un’estrema sensibilità e quindi lui vede l’adulto e lui ti guarda negli occhi e percepisce se con te può stabilire un rapporto, un legame degno per lui o no. Stabilisce questi legami solo con le persone che lui ritiene capaci di contenerlo, di aiutarlo. Perché lui sa che ha questa grande difficoltà, che per lui è veramente una cosa difficile da gestire, no? Lui ha questo problema, no? Questo lui lo sa perché un bimbo plusdotato lo sa.
Lui lo sa già e si sente super fragile e una volta che ti vede: a volte ti guarda solo negli occhi, a volte qualche frase, un’ora insieme e lui dice:
“Va bene lui è degno di sostenermi io di lui mi fido perché quando avrò questo mio picco, questa mia crisi, posso consegnarti le mie chiavi. Io te le do perché so che quando sto crollando o sono crollato, tu sei una di quelle pochissime persone in grado di riportarmi indietro e risollevarmi.”

La relazione a scuola e coi compagni nell’intervista sulla plusdotazione a Fulvia
Valeria: Nelle varie interviste sulla plusdotazione che ho fatto emerge spesso come critica la relazione con la scuola. Com’è il rapporto con la scuola e con i compagni di classe di tuo figlio?
Fulvia: con la scuola io ho provato di tutto di più, ho fatto dei passi prima che loro me li chiedessero. Abbiamo fatto il PDP (Piano Didattico Personalizzato ndr), è stato deciso insieme. Ci siamo rivolti in un secondo momento all’ASL, alla neuropsichiatria, per chiedere eventualmente un PEI (Piano Educativo Individualizzato ndr), anche per dare supporto a queste maestre che, mi spiace dirlo, sono poco preparate.
Noi abbiamo avuto una grandissima fortuna all’inizio del percorso della scuola primaria. La prima fortuna sicuramente sono i suoi compagni perché sono dei bimbi fantastici, a parte 2 o 3, però sono accoglienti, accudenti, dei bimbi fantastici.
Insegnanti empatici e in ascolto
E l’altra fortuna, che è chiaramente la più importante e più grande, è la sua maestra di italiano che già per carattere è una persona molto empatica. Una maestra che ama il suo lavoro. Lei lo fa secondo me per spirito, cioè ce l’ha proprio dentro, lei è maestra e più di tutto è una maestra preparata. E là dove non era preparata all’inizio, cioè sulla plusdotazione si è auto informata, ha chiesto di parlare con la dottoressa di mio figlio per capire come aiutarlo. Lei è il ponte fra nostro figlio e gli altri bambini della classe. Questi bambini per la difficoltà a gestire le emozioni fanno il circle life per trovare le soluzioni insieme. Questa maestra è veramente la nostra fata madrina perché è veramente fantastica.
Par contre, come diceva la mia insegnante di francese, non abbiamo la stessa risposta dalle altre insegnanti. Mi spiace perché il plusdotato in una situazione di serenità emotiva riesce a sviluppare al meglio i suoi talenti. Chiaramente questi talenti non è che il plusdotato sia super, o come lo definiscono in tanti genio in tutte le aree, ma hanno dei talenti particolari che possono essere sviluppati.
(Delle caratteristiche degli e delle insegnanti ne parlo in questo video)
Valutazione di plusdotazione, diagnosi e terapie
Valeria: questa intervista sulla plusdotazione mi permette di mettere i puntini sulle i e di spiegare perché è importante far valutare o fare diagnosi in queste situazioni. Qual è il tuo punto di vista?
Fulvia: stanno proprio venendo fuori questi bisogni di questi bimbi e all’inizio sorridevo quando mi dicevano: Eh ma dieci anni fa, vent’anni fa, ai tempi nostri queste cose non c’erano. Quando li vedevano così tiravano due ceffoni e bom!” E io rispondo che dobbiamo metterci tutti d’accordo, facciamo un sit-in, una mega riunione, perché la società va avanti, l’evoluzione va avanti. Cioè è chiaro che tutto sta andando avanti e magari i bimbi plusdotati o gli autistici o gli Asperger di 20 anni fa non li avete notati perché non sapevate. Oggi per fortuna sono stati fatti enormi passi avanti e non bastano ancora!

L’importanza della terapia psicologica
Fulvia: Quando si sente parlare di psicologo, di psicoterapeuta, di psichiatra tutti dicono mamma mia, ma sei matto? E in realtà la cosa che non si vuol capire è che la salute mentale è da difendere, è una cosa da non tralasciare, la mente è il motore che ti spinge, ti porta avanti, ti fa fare ogni cosa.
Quindi insomma quando mi dicono ma perché vai dallo strizzacervelli io rispondo che dovremmo andare tutti almeno una volta a settimana e poi la regola fissa sarebbe una volta al mese, quando hai trovato la tua stabilità, perché c’è la necessità. Non vale dire ai miei tempi due ceffoni, non esci e fine del film. Non è così.
Oggi siamo avanti, abbiamo tutti i cellulari, facciamo le videochiamate, adesso le riunioni le facciamo così. Io sono a Torino, tu sei a Milano, vent’anni fa non si facevano. Oggi abbiamo la grande fortuna di avere questi strumenti per aiutare i bambini non ascoltati, non accolti. I bambini poi si trasformano, abbiamo questa fortuna, andiamo avanti!
Conclusione dell’intervista sulla plusdotazione a Fulvia
L’intervista a Fulvia sulla plusdotazione di suo figlio ci ha dato tantissimi spunti interessanti, ma sicuramente l’aspetto che più mi ha colpito è che da mamma sente che c’è ancora poca attenzione alla salute mentale dei bambini e delle bambine.
Questa sensibilità non è facile da trovare e spesso si scontra con realtà scolastiche che non sono ancora preparate. Tuttavia se si incontrano docenti preparati/e o che si mettono in gioco e ascoltano le esigenze dei bambini e delle bambine tutto diventa più semplice. Ne parlo con Fulvia anche nel podcast.
Tu hai già ascoltato la puntata del podcast sulla plusdotazione con l’intervista a Fulvia? La trovi in questa pagina!
Per recuperare le altre interviste invece puoi leggere questi articoli: Guido e Daniela, Fabio, Maria Silvia, Tingting, Alberto, Beatrice.
