Imparare a fallire: qual è il ruolo dei giochi da tavolo?

Imparare a fallire

In questo articolo voglio riprendere un tema a me molto caro come professionista, ma anche come mamma di una bambina plusdotata. Come si può imparare a fallire, sbagliare e fare errori? Quale ruolo possono avere in questo i giochi da tavolo?

Per chi non è abituato a giocare in generale e ai giochi da tavolo in particolare, può essere assurdo pensare che giocare sia qualcosa che si può fare per tutta la vita. Potrebbe anche pensare che sia impossibile imparare qualcosa giocando perché c’è la convinzione radicata che per imparare si debba sudare e sacrificarsi. Ma diversi studi neuroscientifici affermano che l’apprendimento di concetti e capacità è facilitato proprio dalle esperienze concrete e dal divertimento. 

Per me però giocare significa principalmente svagarsi, io gioco per il piacere di giocare e lo faccio con le persone che mi stanno attorno e che condividono con me questa passione. A volte riesco a trascinare nel gioco anche chi pensa che non sia adatto a lui o lei per vari motivi. Infatti, saper coinvolgere con il gioco giusto e adatto alle varie situazioni è la chiave per far conoscere questo mondo anche a chi sembra esserne lontano.

Qual è il ruolo dei giochi da tavolo nell’imparare a fallire?

Giocare permette di fare un’esperienza particolare: quella del fallimento, dello sbagliare e fare errori in una situazione protetta che è quella del gioco da tavolo

Con i giochi da tavolo, io per prima sperimento che posso:

  • fare pratica
  • provare strategie e tattiche diverse
  • incontrare ostacoli
  • collaborare con compagni e compagne di gioco
  • usare la creatività e il pensiero laterale
  • accettare la fortuna o sfortuna delle carte o dei dadi 
  • accettare lo “sgambetto” dell’avversario
  • stare nella vittoria così come nella sconfitta

Ecco allora che il ruolo dei giochi da tavolo non è più solamente quello di farci divertire, rilassare e passare del tempo insieme ad altre persone, ma acquisisce una sfumatura educativa molto forte

Sia chiara però una cosa: io e la mia famiglia giochiamo a prescindere dall’aspetto educativo: giochiamo perché dedicarci al gioco ci dà piacere, ci stimola, ci unisce e consolida come famiglia. Lo facciamo quindi liberamente.

Se è vero che posso convincere una persona a giocare con me, non posso però obbligarla: l’aspetto della libertà di scelta deve rimanere sempre, altrimenti il gioco non funzionerà. 

A volte convincere una persona a giocare significa togliere gli ostacoli che le persone hanno davanti e che si sono costruite nel tempo per effetto della cultura in cui siamo immersi. Ad esempio, alcune persone dicono: No, io non sono capace, non capisco niente, non vinco mai… 
Queste ritrosie sono facilmente sbloccabili se conosci il gioco giusto da proporre a queste persone oppure dando loro la possibilità di osservare altre persone che giocano e di studiare dall’esterno il gioco prima di entrare nella mischia.

Dice Francesca Antonacci nel libro “Puer Ludens”:

Il gioco è qualcosa che accade quando una persona unisce una vitalità, una voglia di divertirsi, di essere spensierato a una ricerca di regolatezza, di ordine, di disciplina, di controllo e può essere retto da uno o più principi tra la competizione, la casualità, il mimetismo, la vertigine. 

Imparare a fallire, sbagliare e fare errori con i giochi da tavolo

Ogni volta in cui giochiamo, siamo immersi in una situazione in cui passiamo il tempo ad apprendere, a migliorare le nostre competenze attraverso un processo che è una vera e propria sperimentazione per prove ed errori. Per esempio, ci capita di mettere alla prova le nostre capacità strategiche o tattiche per compensare la sfortuna di un lancio di dadi o la pesca delle carte, ma anche l’astuzia del nostro avversario.

Il gioco da tavolo è in grado di simulare la realtà. Infatti ci presenta gli alti e bassi della vita, l’imprevedibilità del caso, gli eventi inattesi, la possibilità di sconfitta e dall’altra parte la gioia per la vittoria. 

In ogni partita dobbiamo compiere delle scelte, valutare le opzioni possibili sia del momento presente che del futuro, prevedere le mosse degli avversari per poter procedere con il gioco. Per giocare dobbiamo agire sia in modo razionale che attraverso il nostro intuito, dobbiamo ovviamente imparare a fallire bene.

Inoltre, a seconda delle capacità acquisite e del livello di esperienza, si possono affrontare sfide sempre più difficili e complesse.
Quando non si raggiunge il risultato sperato si vive una vera e propria frustrazione per la sconfitta. Questa frustrazione però è stimolante perché ci porta a giocare un’altra volta per migliorare i punti in cui ci rendiamo conto di aver sbagliato (o di essere stati sfortunati): ogni partita diventa allora un allenamento in ottica di una vittoria da raggiungere.

Imparare a fallire

Fallimento e plusdotazione

Nel caso delle persone plusdotate, soprattutto durante la fase di sviluppo, imparare ad accettare e gestire il fallimento e la sconfitta spesso è un lavoro faticoso. Perché? Ci sono vari motivi.

  • In primo luogo perché spesso le persone plusdotate sono abituate a riuscire praticamente in tutto quello che fanno senza fatica, al primo colpo. Ma nella vita, come nel gioco da tavolo, non è sempre tutto così semplice. Ci sono mille imprevisti che si possono solo parzialmente controllare, c’è la fortuna, ci sono le altre persone (gli avversari) che influiscono sul risultato.
  • In secondo luogo perché spesso le persone plusdotate sono “perfezioniste” e vorrebbero tenere tutto sotto controllo così come risolvere ogni compito o ogni attività in modo perfetto. Anche questo però non è realizzabile nella vita reale e spesso bisogna accontentarsi, cambiare strada in corsa, accettare che “fatto è meglio che perfetto”. 
  • Terzo, le aspettative degli adulti su bambini/e e ragazzi/e plusdotati/e possono essere troppo elevate per loro e possono rendere molto faticoso accettare un fallimento. L’accettazione del fallimento infatti può riguardare il bambino o la bambina, il ragazzo o la ragazza, ma anche i genitori o gli insegnanti. 
  • Quarto, il significato che viene dato all’errore e la prospettiva da cui si guarda il fallimento. Se io vedo l’errore come un ostacolo da superare in un modo altenativo  a quanto ho fatto la prima volta è diverso dal vedere l’errore come un qualcosa di insormontabile per me e quindi mollare il colpo.

Imparare a fallire è fondamentale e il ruolo che hanno i giochi da tavolo è quello di essere un grande strumento da utilizzare in diversi contesti.

Conclusione

Quindi, possiamo dire che il fallimento è:

  • un requisito per il successo
  • un momento di riflessione nella confusione della vita
  • rischiare e distinguerci dagli altri
  • la possibilità di una scoperta
  • un’opportunità per reinventarsi, costruire nuove opportunità di azione, misurare i propri limiti e andare oltre gli ostacoli
  • una bussola e un modello di orientamento che ci sa dire dove non andare
  • una possibilità di apprendimento attraverso prove ed errori
  • perseveranza e allenamento continuo
  • una possibilità di innovazione
  • apertura alla creatività

Guardando l’elenco qui sopra salta all’occhio come i giochi da tavolo contengano  in sé tutte queste caratteristiche e quindi siano un ottimo strumento per crescere e coltivare i fallimenti produttivi.
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