Nella quinta intervista di Neuronauti il nostro Podcast sulla Plusdotazione incontriamo una coppia: Guido e Daniela ci raccontano la scoperta della plusdotazione in loro figlio alla fine della prima classe della scuola primaria.
In questo articolo troverai una parte dell’intervista sulla Plusdotazione che non è presente nella loro puntata del podcast, in particolare:
- la descrizione delle caratteristiche del bambino che sin da piccolo mostrava delle particolarità
- come il bambino viveva le emozioni e l’utilità della terapia per accrescere la competenza emotiva
- a cosa serve sapere di essere plusdotati nella vita quotidiana
Quale immagine rappresenta la plusdotazione?
Durante l’intervista Guido ha descritto la plusdotazione con questa immagine.
La plusdotazione è un po’ come l’uomo ragno. Quando l’uomo ragno scopre di avere dei poteri e prova a saltare tra i palazzi, sbatte da tutte le parti, cade, si rialza, poi ricade; è buffo e goffo. Poi quando impara a prendere coscienza dei suoi poteri salva le persone e le città e quindi insomma è davvero un super potere, un aspetto in più.
Le caratteristiche della plusdotazione
Valeria: Quali caratteristiche avete notato in vostro figlio che sono particolari e sono associabili alla plusdotazione?
Daniela: era un bambino che a due anni già pronunciava questa R perfettamente arrotata e parlava in maniera molto corretta con una ampiezza anche di vocabolario notevole rispetto ai suoi coetanei. Per noi era semplicemente una cosa divertente, simpatica e una caratteristica come tutte le altre. Poi nel tempo, anche ripensando all’indietro dopo aver fatto la valutazione, aver scoperto tutto, abbiamo un po’ unito i puntini. Abbiamo rivisto in certi atteggiamenti, sia positivi che negativi, all’asilo che effettivamente erano i primi segnali però non avevamo gli strumenti per poterli anche semplicemente notare, già è complicato per chi è uno psicologo, figuriamoci per un semplice genitore.
Infatti noi ci siamo arrivati un po’ per caso, qualche segnale poi abbiamo capito dopo che avremmo potuto notarlo già l’ultimo anno di materna, perché lui è sempre stato un bambino molto socievole, benvoluto da tutti, non ha mai litigato con nessun compagno. Aveva un linguaggio molto avanzato rispetto agli altri, ce l’avevano già fatto notare in realtà a 15 mesi quando ha iniziato il nido, perché nella sua classe c’erano anche tanti bambini stranieri e le maestre mi dicevano parla benissimo, ha già memorizzato tutti i nomi, anche quelli dei bambini stranieri che loro stesse facevano fatica a ricordare o a pronunciare correttamente.
La curiosità e le domande
Guido: Nostro figlio se è molto curioso, fa tante domande. E mi piace approfondire quando l’argomento è scientifico, che mi è un po’ più congeniale, e allora gli spiego, ovviamente, per un bambino, le cose, e vedo che questo lo stimola tanto. È uno scambio, naturalmente, no? Stimolarlo con qualcosa che gli può piacere, come gli argomenti scientifici, può essere la musica, bisogna trovare degli argomenti che sono comunque stimolanti, ampi, su cui poi poter creare dialogo, interesse, perché bisogna pensare che dall’altra parte rispetto ad altri bambini c’è un bambino che è come se fosse una spugna più grande.
Quindi quando gli dai degli stimoli, lui quegli stimoli li divora, non li prende a bocconcini magari come un altro bambino. Li elabora, torna da te qualche giorno dopo con un ragionamento che ci ha fatto sopra e poi tutto questo si traduce anche in un rendimento ancora migliore, anche in classe.
Vivere le emozioni da plusdotato
Valeria: Quando parlo di plusdotazione ricordo sempre che le emozioni hanno un ruolo chiave, quindi lo chiedo anche a voi in questa intervista. Ne parlo anche in questo post. A livello emotivo, com’era e com’è la situazione?
Guido: Per esempio, quando era neonato e fino ai 3 anni, quando mia moglie iniziava a cantare una canzone tradizionale napoletana e che ha quel tono melodrammatico, il bambino in braccio e cominciava a piangere. Oppure crescendo un classico: la canzone per radio, a meno che non fosse una canzone metal, qualunque altra canzone un po’ più melodica lui iniziava: “Togli per favore” e iniziava a piangere perché non riusciva a gestire l’emozione che gli dava la musica e iniziava con questo pianto.

Daniela: E mi hai ricordato una cosa. In una delle due valutazioni, avevano notato che nostro figlio non riusciva a capire la differenza tra tristezza e rabbia. Questo quando si è molto piccoli può essere un problema perché aveva un modo di reagire sia alla tristezza che alla rabbia che era lo stesso. Si chiudeva completamente e non conoscendo la differenza tra tristezza e rabbia non riusciva a elaborare quello stato emotivo.
Questo lo mandava in grandissima crisi, si chiudeva a riccio, non si apriva, ci voleva un bel lavoro, un po’ di tranquillità. Lo lasciavo stare e poi si riapriva. Però effettivamente questo problema che ha avuto era proprio legato all’incapacità di capire la differenza tra la rabbia e la tristezza.
L’importanza della terapia
Daniela: La terapista ci ha aiutato tantissimo perché è stato uno dei punti nodali sul quale ha lavorato. In quel periodo era uscito quel film della Disney Pixar sulle emozioni. Tutta la terapia, ogni singola ora di terapia, tranne forse in quinta elementare che era più grande, era solo gioco. Il bambino usciva da quella saletta una volta con un casco di cartone costruito (perché lei parlava mentre costruivano i giochi).
Quando affrontavano il discorso dell’emozione uscì con i capelli viola pieni di brillantini. La dottoressa ha lavorato e ci ha fatto lavorare perché poi ci coinvolgeva molto per insegnargli a gestire l’ansia, l’emozione, la tristezza, la rabbia.
Guido: Quindi è veramente palese quanto sia importante affrontare una terapia. Per il bambino è un gioco, quindi questa è una cosa che va ricordata. Il bambino non si sente di andare dal medico, per lui è stato complicato diradare questi incontri. Perché lui voleva andare da Giulia. Era la sua migliore amica. Ovviamente è importante trovare un bravo terapista, noi siamo stati estremamente fortunati. Lui ha ora degli strumenti con cui sa effettivamente gestire quelle ansie e quelle insicurezze date dalla Plusdotazione che aveva prima. Ma in più ora riesce a sfruttare il potere, perché è un potere, quindi ora è un bambino molto sicuro di sé.
Valeria: Quindi, per aiutare vostro figlio a crescere a livello emotivo e di consapevolezza delle proprie caratteristiche gli avete fatto fare una terapia e siete soddisfatti di questo. Penso sia molto importante in un’intervista sulla plusdotazione comunicare ad altri genitori proprio l’utilità di affidarsi a degli specialisti, grazie!
Comunicare la plusdotazione ai propri figli
Valeria: Vostro figlio vi ha chiesto come mai andava da questa dottoressa? Gli avete spiegato le sue caratteristiche?
Guido: Gli abbiamo detto che lui ha delle caratteristiche particolari che lo rendono anche più intelligente, rispetto alla media.
Daniela: Però gli abbiamo anche spiegato che il suo lato emotivo era un po’ fragile quando era piccolino. Quindi per farlo crescere e farlo sentire un po’ più sicuro c’era bisogno che chiacchierasse con un’amica che non fosse la mamma e il papà e raccontasse le sue cose a un’esterna alla famiglia. Gli avevo detto: “Con un’esterna alla famiglia riesci a essere un po’ più razionale, ti può far capire come funziona il mondo. Ci sono tanti bambini come te.”

Guido: Poi soprattutto renderlo anche consapevole di avere una caratteristica in più, in modo che lui sappia che ha all’interno di sé un potenziale e il fatto di saperlo lo porti a creare un meccanismo in cui lui da solo migliora la sua autostima. Renderlo consapevole che lui per esempio finisce per primo un compito, è particolarmente facile. Lui ora la collega al fatto che ha una caratteristica particolare.
Questa cosa va fatta bene perché da un lato non deve pensare che è meglio degli altri, non deve diventare un mezzo di paragone con gli altri, ma non sta capitando. Si trova molto bene con gli altri bambini, perché è un bambino estremamente umile con gli altri.
Abbiamo scelto comunque di renderlo consapevole di questa caratteristica, ovviamente alla fine di tutto il percorso con la terapia. Da quel momento infatti lui ha gli strumenti per gestirlo, perché se hai qualche cosa di più devi imparare a gestirla!
Cosa impariamo da questa intervista sulla plusdotazione?
Per chiudere questa intervista sulla plusdotazione possiamo riassumere così:
- di fronte a una caratteristica come la plusdotazione saperla riconoscere, accettare e affrontare nei suoi punti più critici e di fatica è la chiave per uno sviluppo armonioso della persona
- la famiglia gioca un ruolo di grande supporto sia a livello cognitivo che emotivo del bambino o bambina
- la terapia psicologica può dare un grande aiuto alle persone plusdotate a livello di consapevolezza delle proprie potenzialità e di gestione delle emozioni
Hai già ascoltato la puntata del podcast sulla plusdotazione con l’intervista a Guido e Daniela? La trovi in questa pagina!
Per recuperare le altre interviste puoi leggere questi articoli: Fabio, Maria Silvia, Tingting, Alberto, Beatrice.
