Siamo arrivate all’ottava intervista del podcast Neuronauti: Viaggio nella Plusdotazione. In questa intervista incontriamo Chiara, mamma di un bambino valutato come plusdotato in seconda primaria, anche se la mamma dice che avrebbe potuto accorgersi prima per i vari segnali che lanciava il figlio.
In questo articolo troverai una parte di intervista sulla plusdotazione che non è presente nella puntata del podcast, in particolare:
- il periodo prevalutazione
- il senso di colpa che accompagna questa mamma dopo la valutazione
- la formazione e il ruolo della scuola
- la relazione del figlio con altri bambinə plusdotatə e non
- i consigli di Chiara ai genitori
Un’immagine del periodo precedente la valutazione
Valeria: Chiara, se dovessi pensare a un’immagine che rappresenti il periodo prima della valutazione di plusdotazione di tuo figlio, quale ti verrebbe in mente?
Chiara: Sicuramente mi verrebbe in mente una tempesta, perché direi che è quella più esplicativa, sia dal punto di vista emotivo che dal punto di vista relazionale, sia nel rapporto col bambino che nel rapporto con gli insegnanti. Non trovo immagine più esplicativa: non sapere il perché di certi comportamenti del bambino sia dal punto di vista emotivo che comportamentale, non sapere anche il perché di certe peculiarità. E anche il rapporto conflittuale continuo con gli insegnanti, perché c’è sempre stata questa macchia del :”Il bambino è troppo vivace, non ascolta, non sta fermo, non fa questo, non fa quell’altro.”. Quindi sicuramente la tempesta.
Il senso di colpa e le emozioni da mamma
[Nella parte di intervista che trovi nel podcast Neuronauti Chiara racconta che è stata una sua collega a indirizzarla verso la valutazione di plusdotazione del figlio]
Valeria: Quindi tornando un attimo indietro, questo centro, questa psicologa ti è stata consigliata da una tua collega. Poi come hai fatto? È stato difficile prendere l’appuntamento? Se non ci fosse stata la tua collega, come avresti potuto fare? Ci sono mi dicevi i sensi di colpa, cioè il dire…se mi fossi accorta prima. Però dobbiamo un po’ perdonarci perché a volte, se non conosciamo una cosa, non possiamo neanche darle un nome e di conseguenza non troviamo neanche il modo per risolverla.
Chiara: Esatto, se non ci fosse stata lei non lo so sinceramente come avrei fatto, perché non avrei saputo neanche come cercare questa cosa. Quindi di conseguenza un genitore che non sa, che non conosce, non può cercare aiuto e di conseguenza non può aiutare il proprio bambino.
La mia collega non era andata in questo centro, ma conosceva per nomea la psicologa. Aveva sentito parlare di lei essendo lei nel campo della plusdotazione da tanto tempo, perché la sua bimba l’ha scoperto che aveva tre anni. Quindi insomma erano già svariati anni che lei si informava, si formava, che aveva le valutazioni.
È stato in realtà poi molto facile, perché nel momento in cui io ho trovato il centro, le ho scritto col massimo dell’onestà dicendole che la situazione era piuttosto critica, spiegandole insomma quali potevano essere i campanelli di allarme, le problematiche che stavamo vivendo. E devo dire che lei è una persona meravigliosa, quindi non garantisco che tutti i centri siano così, nel mio caso sì, mi ha ricontattata immediatamente per fissare un appuntamento.
La formazione e il ruolo della scuola
Durante l’intervista del podcast Neuronauti affronto con Chiara anche il tema della formazione e degli insegnanti.
Valeria: Penso a tutti i professionisti che incontrano questi bambini a partire dal nido, quindi le educatrici del nido, poi alla scuola dell’infanzia, alla scuola primaria. Facendo formazione a loro sul tema della plusdotazione si vanno automaticamente a formare le famiglie. Per le famiglie da sole, a meno che non abbiano incontrato qualcuno, è difficile che riescano a conoscere già questa tematica.
Anche in altre interviste che ho fatto è emerso proprio questo bisogno di andare a formare, dall’asilo nido, perché già lì noti degli aspetti e se tu inizi a notare degli aspetti, questo è fondamentale per entrare in relazione coi genitori. Perché non è possibile che tutte le persone che l’hanno incontrato non si siano accorti di nulla, forse nemmeno loro sanno dare un nome.
Chiara: Esatto, infatti è quello il problema: loro se ne sono accorti però finiva lì. Sì, è in gamba, ma poi finisce lì. Cioè, noi, ma mi ci metto anche io perché nella mia ignoranza in senso buono tanti segnali non li ho colti. Lui leggeva e scriveva e noi non lo sapevamo neanche! Quindi certe volte, certe cose ti sfuggono, poi lui diceva di sentirsi in difetto: ” Dei miei amici nessuno leggeva, nessuno scriveva. Io non capivo perché, per me, era così semplice.”
Quindi cercava in un certo modo di nascondere la cosa. E tu genitore che comunque vai a lavorare, lo porti a scuola, lo rivedi la sera, magari ti sfuggono. Invece tu insegnante con un po’ di formazione potresti cogliere persino più segnali rispetto a un genitore che poi è influenzato anche dall’aspetto emotivo. Gli insegnanti invece, col fatto che non c’è formazione, passa tutto un po’ in sordina.
Però ecco, sicuramente le avevano notate tutte queste cose, ma a nessuno è mai balenato in mente di consigliarci un percorso di valutazione né di dargli un nome.

La relazione con altre persone
Valeria: Senti Chiara, ma tuo figlio come vive la relazione con altre persone plusdotate e non?
Chiara: Abbiamo un’amica che è appunto la figlia della mia collega, che è una dei bambini con cui va più d’accordo in assoluto, ma perché loro si somigliano molto, quindi si somigliano e si pigliano. Poi sembrano due matti completi se li vedi giocare, perché ogni tanto ognuno va nel suo mondo, però riescono a orbitarsi attorno. E quindi creano questo micro-ecosistema che si bilancia da solo e giocano molto bene.
Gioca, devo dire, meglio che con i normotati con cui magari ci sono degli scontri perché lui tende a voler essere il primo in tutto, perennemente, costantemente, quindi dopo un po’ giustamente gli altri si stancano.
Ha fatto e sta facendo un corso nel centro della psicologa, in cui ci sono anche normodotati, non è un corso solo per plusdotati. Per quanto riguarda i normodotati, partono da una fascia di età superiore, invece i plusdotati li prende di un’età anche più bassa rispetto a quello che sarebbe il range del corso.
Con qualche plusdotato si vede. Poi siamo iscritti a un’associazione, che si chiama Arborescenza, con la quale ci sentiamo con i genitori. Dobbiamo organizzarci con due o tre mamme che hanno appunto i bambini plusdotati per farli conoscere e farli vedere perché effettivamente c’è un modo di giocare tutto loro, e anche il fatto di sentirsi capiti e compresi.
Come vivere in società
Circondarsi di plusdotati è sicuramente una loro necessità, però il mondo è fatto di normodotati, quindi io credo che loro debbano anche imparare quali sono gli usi e i costumi di una società fatta di normodotati in cui, che a loro piaccia o no, devono crescere e quindi per alcune cose è importante lavorare sullo smussare gli angoli nella società di normodotati, perché poi non è detto che il futuro riservi loro solamente la NASA.
Ci può anche essere un confronto con dei loro pari di età e non pari dal punto di vista cognitivo, e loro devono capire che è uguale il rispetto che devono dare, sia che sia un datore di lavoro che sia un pari. La società questa è e quindi se ci sono dei modi richiesti di comportamento purtroppo devono impararli. Quindi credo sia importante anche questo aspetto qua.

Consigli di Chiara ai genitori
Per chiudere questa intervista del podcast Neuronauti che è stata molto densa riporto i consigli che dà Chiara ai genitori.
Primo consiglio: far valutare
Chiara: Sicuramente consiglierei a chi ha il dubbio di toglierselo subito, senza timori. L’unica cosa che può succedere è che ti dicano che tuo figlio non è plusdotato. O che ci sono magari altre peculiarità che possono aiutare una famiglia a fare il meglio per il proprio figlio, perché conoscere debolezze e punti di forza non può fare altro che bene. Quindi sicuramente è un percorso che consiglierei a chiunque abbia il benché minimo dubbio quanto prima. Perché prima si fa, meglio è.
Secondo consiglio: avere pazienza e non pensare ai giudizi altrui
Chiara: Armatevi di pazienza, tanta tanta pazienza, perché quella vi servirà dall’inizio fino a non so quando. Saranno esplosivi, vi stancherete a morte, però dovete portare pazienza perché purtroppo il loro modo di sentire è amplificato, quindi quello che voi sentite grosso così, loro lo sentono enormemente e quindi ci vuole tanta pazienza.
Fregatevene sicuramente di tutto quello che possono essere i giudizi degli esterni, quindi quando vi guarderanno brutto perché vostro figlio sarà l’unico che salta al parco, quando gli altri avranno figli perfettini, quando questo se ne esce con: “Sai quanto, fa 452 diviso 47?” e dà la risposta.
Terzo consiglio: mettetevi in discussione e proponete attività
Chiara: Quindi fregatevene dei preconcetti, andate dritti per la vostra strada, tenete le orecchie e le antenne puntate. Perché purtroppo con loro è un continuo dover imparare, dover cambiare metodo, doversi plasmare, mettere in discussione noi e loro. E purtroppo ogni volta abituarsi a una nuova necessità per poi all’improvviso stravolgere tutto, perché loro sono così. Appena crescono, ecco, cambia tutto, più dei bambini normodotati.
Quindi rassegnatevi in senso positivo al cambiamento costante che con i GIFTED è perenne, almeno col mio, per esperienza personale è così.
Poi più o meno vedo questa vivacità insita e instancabile e sicuramente bisogna avere i soldi e il tempo per proporre attività extrascolastiche perché non sempre la scuola può arrivare a soddisfare i loro bisogni. Quindi è un investimento anche di tempo ed economico quello sicuramente di più che con un bambino normodotato che magari richiede un dispendio di energie minori e anche un dispendio economico minore.
Quarto consiglio: avere un centro di riferimento dopo la valutazione
Chiara: E poi l’altro consiglio spassionato è di fare possibilmente questa valutazione in un centro in cui non vi smollano subito dopo. Cioè di avere un punto di riferimento. Quindi non è che oggi faccio la valutazione e domani mi dici tuo figlio è plusdotato e stop, perché è capitato anche questo.
Serve una figura che vi dica, vostro figlio è plusdotato, ecco, ora facciamo così, e che vi possa seguire, aiutare, accompagnare e che nei momenti di crisi torni ad essere una presenza. Noi abbiamo fatto dei periodi in cui ci vedevamo una volta a settimana con la psicologa, altri periodi una volta al mese, altri ogni tre mesi, e dei periodi in cui si ricominciava una volta a settimana, quindi è tutto in base alla necessità.
Adesso per dire non la vediamo da giugno, ma ora siamo nel pieno della pubertà, quindi crisi esistenziale, drammi, scontri costanti con noi, con i compagni, con le maestre, con qualsiasi forma di autorità che non sia se stesso. Di conseguenza ricominceremo ancora col supporto di questa persona. Quindi serve costantemente l’aiuto di un esterno e io credo che non ci sia niente di cui vergognarsi nel chiedere aiuto.
Valeria: Chiara, direi che ci hai dato un sacco di consigli in questa intervista del podcast Neuronauti. Grazie per la disponibilità!
Per ascoltare l’intervista a Chiara puoi andare qui.
Per recuperare le altre interviste invece puoi leggere questi articoli: Fulvia, Guido e Daniela, Fabio, Maria Silvia, Tingting, Alberto, Beatrice.
