Eccoci arrivati alla penultima puntata della prima stagione del podcast Neuronauti con l’intervista a Alicia. Alicia è mamma di una bambina valutata plusdotata all’ultimo anno della scuola dell’infanzia. Alicia è madrelingua spagnola e in casa si parlano sia italiano che spagnolo, quindi la figlia è bilingue.
In questa parte di intervista a Alicia parleremo di:
- sensazioni ed emozioni prima della valutazione di plusdotazione
- esperienze nella scuola primaria
- nuovi modi di osservare i propri figli e le proprie figlie
- importanza delle figure professionali
- a cosa serve la valutazione di plusdotazione
Un’immagine del periodo precedente la valutazione di plusdotazione
Valeria: Alicia, quale immagine secondo te può rappresentare il periodo prima della valutazione di plusdotazione?
Alicia: Un’immagine…io la farei tipo come una spiaggia con il mare in calma e quando abbiamo scoperto questa cosa della plusdotazione il mare si è agitato tutto e quindi sono cominciate le onde.
Esperienze nella scuola primaria
Valeria: Alicia, tu ci racconti che avete scoperto la plusdotazione durante la scuola dell’infanzia grazie a una tirocinante di Lab Talento che ha fatto dei test a tutta la classe di tua figlia. Ma alla scuola primaria come è andata?
Alicia: L’anno scorso per esempio è stato un inferno a livello scolastico con mia figlia, perché aveva due insegnanti che hanno fatto esattamente l’opposto di quello che era raccomandato nel report che avevamo portato. E alla fine abbiamo cambiato scuola.
Però quest’anno siamo in una scuola che è molto più piccola, nella città accanto alla nostra, che ha solo una classe. Sono anche pochi bambini, quindi è molto ben seguita e c’è anche la volontà di seguirla, perché anche se sono pochi comunque ci sono delle maestre che hanno voglia di seguirla.
E dico, mi sento super fortunata. Magari con l’età, con l’adolescenza, con gli ormoni, arriveranno i problemi, però per adesso no. Diciamo che siamo in un periodo di calma. Il mare sta cominciando ad appiattirsi ancora.
Uno sguardo diverso
Valeria: Cosa è cambiato in voi genitori dopo la valutazione di plusdotazione di vostra figlia?
Alicia: Per fortuna, il secondo figlio a quattro anni si trova già tutto fatto, quindi noi stiamo aspettando solo l’età giusta per poterlo valutare, perché in lui sì che vediamo le cose che aveva l’altra figlia, anche un pochino di più. Quindi abbiamo cambiato il paio di occhiali e vediamo le cose in un modo completamente diverso. E quindi mi possono dire: “Sì sì è normale”, ma io ora ti posso dire che non è normale, non è normale nelle espressioni che ha.
Valeria: Sono assolutamente d’accordo sul cambiare il paio di occhiali, nel senso che proprio quando si capisce, si inizia a entrare nel mondo della plusdotazione, si vedono, si iniziano a riconoscere degli accenni anche di quando erano piccoli. Prima non si vedevano perché non si conosceva questo mondo, non sapevamo quali fossero le caratteristiche. Poi è chiaro che serve sempre la valutazione ufficiale ed è giusto che ci sia. Però il lavoro importante di screening lo possono fare già i genitori, lo potrebbe fare anche un pediatra che ha contatto con tanti bambini diversi. Lo potrebbero fare degli insegnanti o le figure educative già in età prescolare.
Le figure professionali nell’intervista a Alicia nel podcast Neuronauti
Valeria: Che ruolo hanno avuto e hanno ancora adesso nella vostra situazione i professionisti?
Alicia: Guarda, l’anno scorso è stato un problema perché mia figlia ha sofferto tantissimo e noi abbiamo sofferto il doppio perché la vedevamo soffrire e non tirava fuori una parola.
Cioè è una bambina che si tiene tutto dentro e non riusciamo a tirarglielo fuori noi, glielo tira fuori la psicologa, perché secondo me lei ha questa paura che noi la sgridiamo, se ci dice che non le piace la scuola, no?
Anche se è stato tosto, ci siamo sentiti lo stesso supportati e compresi, non dalla scuola evidentemente, ma in tutto il resto sì. Ci ha aiutato tanto a prendere la decisione di cambiare scuola.

Valeria: Il fatto che vostra figlia tenga tutto dentro magari è anche un po’ perché lei ha paura di farvi preoccupare. Cioè secondo me non vuole dirvelo per non farvi preoccupare. Perché io vedo che lo fa un po’ anche mia figlia che di solito racconta tutto. Ultimamente anche lei tende a raccontare alcune cose, per esempio, solo alla psicologa che la segue. Proprio come se non volesse mettermi anche questo carico addosso.
Da una parte è un bene, vuol dire che con la psicologa hanno instaurato una relazione di fiducia e questo secondo me è fondamentale. Inoltre è giusto che non tutto vada buttato sulla mamma, sul papà, è giusto che ci siano le figure specifiche sui cui fare riferimento.
Però è anche vero che bisogna far capire che sì, hai ragione, se parli con lei, ma sappi che lo puoi dire anche a me perché è importante che anche io lo sappia, in modo molto sereno. Ci vuole un po’ di pazienza.
[In questo reel parl proprio di emozioni e relazioni tra genitori e figlə]
Parlare di emozioni: intervista a Alicia nel podcast Neuronauti
Alicia: Si, mia figlia è molto espansiva, molto solare, quindi ti aspetti che ti racconti tutto, invece le sue cose niente, zero, cioè ti racconta qualsiasi roba che non sia di una certa profondità. Però le sue cose, quelle cose lì se le tiene tutti per lei.
Mia figlia mi parla di altre cavolatine della giornata, però siamo contenti perché con la psicologa lei ha instaurato questa rapporto di fiducia, infatti quando arriviamo non vede l’ora che ce ne andiamo, arriviamo là, salutiamo la psicologa e lei chiede subito quando ce ne andiamo. E allora si mette lì e le racconta tutto.
A cosa serve la valutazione di plusdotazione?
Valeria: Tornando alla valutazione di plusdotazione, in particolare al momento della restituzione e a quello che è successo dopo: a cosa vi è servita come genitori?
Alicia: La psicologa ci ha steso un report con i risultati obiettivi delle prove per area e anche con i risultati più soggettivi, perché aveva visto la bambina tre volte. Quindi com’era caratterialmente, come si approcciava, il tipo di linguaggio.
Ci ha dato anche dei consigli per i professori e la scuola e consigli per noi. Poi ci ha fatto anche un’aggiunta spiegando che cosa era la plusdotazione a livello wikipedia come dico io. E veramente noi siamo stati molto contenti di questa cosa perché ce l’ha spiegato benissimo.
Per esempio ci ha detto che se nelle prove non c’era il tempo la bambina rispondeva subitissimo alle domande. Se invece le diceva: “Hai 30 secondi per rispondermi” mia figlia cominciava a dubitare e questa cosa l’ha penalizzata.
Ci ha avvisato che se tu le metti un tempo lei si blocca, si congela perché comincia a dubitare, a avere paura di non avere il tempo sufficiente per rispondere anche se potrebbe rispondere 25 volte.
Quindi è stato bello anche perché grazie a questa valutazione abbiamo capito anche noi cose di lei che non sapevamo. Quindi io adesso non le dico più hai due secondi per vestirti al mattino, perché so che se dico questo a mia figlia rimane lì.
Allora gliele dico in un altro modo, tipo, faccio fare una gara tra fratelli. La valutazione ci ha aiutato a cambiare certi atteggiamenti, certi approcci che avevamo con lei perché non lo sapevamo. Ci ha aiutato anche nella nostra vita quotidiana, non solo a livello scolastico.

Conclusione intervista a Alicia nel podcast Neuronauti
Valeria: Alicia, che cosa diresti a altri genitori che non sanno se far valutare i propri figli?
Alicia: Segui l’istinto materno-paterno che ti dice che il fatto che tuo figlio parli così bene, il fatto che si interessi a cose che al resto della classe interessano è da monitorare. Cioè, tu puoi vedere tuo figlio il più bello del mondo, lo puoi vedere il più intelligente del mondo, però come mamma, come papà, conoscendolo meglio di chiunque altro, vedi che c’è qualche cosa che stona.
C’è qualcosa che è una corda che suona diversa e quindi vai avanti, segui quella corda, segui quel suono, vai a fondo perché sicuramente c’è qualcosa.
Valeria: Alicia, grazie per aver partecipato all’intervista del podcast Neuronauti!
Per ascoltare l’intervista a Alicia puoi andare qui.
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