In questo articolo trovi una parte dell’intervista a Alice nel Podcast Neuronauti che è un approfondimento a quanto ci racconta nella decima puntata. Alice è riuscita a far valutare suo figlio all’ultimo anno di scuola dell’infanzia e la loro storia è davvero ricca di spunti di riflessione che possono essere utili sia a genitori che a professionisti.
In questo articolo quindi parleremo di:
- situazione prima della valutazione di plusdotazione
- esempi di vita quotidiana con un bambino plusdotato
- pregiudizi sulla plusdotazione
- consigli ai genitori
- guardare la plusdotazione da un’altra prospettiva
Il periodo precedente la valutazione di plusdotazione
Valeria: Alice, se dovessi pensare a un’immagine in grado di rappresentare il periodo prima della valutazione di plusdotazione di tuo figlio, cosa ti verrebbe in mente?
Alice: In realtà un’immagine proprio specifica che descriva bene quella sensazione non ce l’ho perché è stato un periodo davvero molto molto confuso a essere onesta. Mi è venuto da associare questa cosa a dei momenti, a delle attività che facevamo. Per esempio fin da quando era piccolino il nostro bambino era molto curioso quindi lo portavamo ai musei, quindi penso a delle immagini di musei di storia naturale, cose di questo tipo.
Valeria: Ma voi genitori come vi sentivate prima della valutazione?
Alice: Per noi era un motivo di apprensione, di disagio perché non vedevamo il bambino sereno, perché anche noi eravamo in difficoltà e non riuscivamo a capire se tutto questo fosse normale, tra virgolette, o se semplicemente ogni cosa fosse da attribuire a un carattere particolare.
Ma soprattutto che non ci fosse un problema o una patologia che nessun professionista fosse stato in grado di diagnosticare. Perché le criticità obiettivamente c’erano, ma era anche difficile capire quale fosse la reale domanda da farsi e quindi a chi rivolgersi per avere delle risposte, perché se non capisci che cosa stai cercando è anche difficile andare a cercare.
Vita quotidiana con un figlio plusdotato
Valeria: Alice, ci racconti qualche aneddoto della vita quotidiana con tuo figlio?
Alice: Una volta lo stavo riprendendo e sinceramente non ricordo bene che cosa avessi detto io, però ricordo la sua risposta perché mi aveva veramente spiazzato. Mi aveva detto una frase tipo: “Mamma ma guarda che nemmeno l’universo è finito perché è in continua espansione”. Ecco, il genere di discorsi a volte è questo!
Nel nostro caso per il discorso dell’ipersensorialità, quando ci sono situazioni con troppe persone, troppo rumore, troppa confusione, cambi di programma all’ultimo minuto, cambi di abitudini, in mio figlio queste situazioni generano sempre un po’ di crisi, di stress che vanno gestite. A volte si risolvono in un istante, ma a volte è un po’ più complicato.
Però ci sono anche dei momenti, davanti a un tramonto sul mare e tuo figlio ti dice che quell’immagine gli scatena dei sentimenti molto belli, e struggenti. E ti dice cose che ti lasciano veramente senza parole. È difficile da spiegare, è come stare sulle montagne russe, però io non scenderei mai da questa giostra.
Una piccola similitudine che facciamo spesso io e mio marito quando ci capita di dover spiegare che cosa significa che nostro figlio è plusdotato è che la plusdotazione è un po’ come montare il motore di una macchina da Formula 1 su una vecchia Panda. La Panda in questo modo diventa potente, ma diventa difficile da controllare. E il nostro compito come genitori è quello di riuscire a mettere quel motore nelle condizioni di poter esprimere la sua potenza, evitando incidenti.

Pregiudizi sulla plusdotazione nell’intervista a Alice nel podcast
Valeria: Quindi, parlando di pregiudizi, secondo te, quali sono i pregiudizi attorno al mondo della plusdotazione? Ce ne sono ancora?
Alice: Quello che io ho notato in generale negli anni, non solo nel mondo della scuola, è che c’è ancora molto pregiudizio o meglio ci sono giudizi affrettati sulla plusdotazione. L’impressione che ho sempre è che si tenda a liquidarlo come una sorta di delirio di onnipotenza dei genitori. Spesso se i genitori parlano di plusdotazione in maniera aperta rischiano un po’ questo stigma.
Ribadisco poi che comunque è un professionista come un neuropsichiatra che sottopone il bambino a dei test specifici, segue i parametri, fa le sue valutazioni professionali, che va poi a decidere se si sta parlando di plusdotazione oppure no. Non è che un genitore osservando il figlio e vedendolo particolarmente sveglio di punto in bianco decide che il figlio è plusdotato.
Mi fa anche piacere comunque poi ricordare che dal 2019 i bambini plusdotati rientrano anche nelle categorie BES, quindi dei bisogni educativi speciali, in maniera ufficiale, una cosa riconosciuta al ministero dell’istruzione [ndr ne parlo in questo articolo] . Quindi non è che parliamo di una moda o qualcosa del genere. Perché a volte mi è capitato purtroppo di leggere certi commenti sui social veramente tremendi.
Poi comunque quello che è difficile da far capire è che bambino plusdotato non significa piccolo genio o bambino prodigio. Nemmeno significa che un bambino è plusdotato perché i genitori, anziché fargli vivere un’infanzia normale, lo vogliano adultizzare o obbligarlo a fare delle attività impegnative.
Il bisogno di stimoli cognitivi nell’intervista a Alice
L’intervista a Alice nel podcast prosegue con molti esempi che riporto solo in parte.
Alice: Nel nostro caso, ma come immagino nel caso della maggior parte degli altri bambini, è nostro figlio stesso a chiederci determinate cose. È lui per esempio che chiede di andare a vedere musei, mostre, siti archeologici che per lui sono un divertimento: è un qualcosa soprattutto che lo stimola, che gli permette di scoprire cose nuove o comunque di avere conferme. Per lui è soprattutto gratificante, gli dà soddisfazione tanto quanto andare a giocare al parco perché alla fine è un bambino, gli piace giocare, gli piace divertirsi.
Ma la sua idea di divertimento a volte è diversa dal solito e in tutto questo non c’è nulla di male, non c’è niente di sbagliato. Spesso, secondo me, c’è il luogo comune per cui si pensa che i bambini in generale, plusdotati o meno, siano un po’ stupidini, tra virgolette, che abbiano bisogno solo di frivolezze per essere sereni e c’è poca fiducia nella loro capacità, nella loro intelligenza e nei loro bisogni di conoscenza e di stimoli cognitivi.
Il rompicapo e la reazione degli adulti
Alice: Faccio un esempio di una cosa capitata un paio di anni fa. Eravamo in vacanza al mare e la sera in una piazzetta c’era un evento molto bello dove venivano messi a disposizione di chiunque passasse di lì dei giochi di legno. Erano giochi sia per adulti che per bambini e tra questi c’erano anche dei rompicapo e in particolare c’era un cubo. Per risolvere il rompicapo bisognava smontare il cubo. E difficile era appunto poi ricomporlo.
Intorno a questo gioco c’era un gruppetto di sei, sette signori anche abbastanza maturi che si arrovellavano sopra questo rompicapo da un bel po’. Ognuno diceva la sua, insomma provavano in ogni modo. E mio figlio era incuriosito, si era messo in attesa, ma era stato ignorato. Ci avevano guardato come dire: “Ma cosa volete riuscire voi due? Cioè una donna e un bambino lasciate perdere che non fa per voi. Figuriamoci, se non ci riusciamo noi, insomma, che ci siamo uomini, adulti…”
Comunque dopo un po’ questi avevano desistito e si erano spostati su un altro rompicapo che era sul tavolo accanto a quello del cubo. Non c’era più nessuno intorno e allora mio figlio aveva preso il rompicapo e in pochissimo l’aveva risolto.

Riuscire dove gli adulti si bloccano
Un signore del gruppo si è accorto che così magicamente il cubo era stato fatto, era stato ricomposto, e molto meravigliato, mi aveva chiesto ma signora ma come ha fatto, come c’è riuscita? Io serenamente gli avevo risposto sorridente, ma guardi dovrebbe chiederlo a mio figlio, l’ha fatto lui. E siamo andati via, però loro continuavano a guardarci increduli, sospettosi.
Sembrava proprio li volessi prendere in giro, davano per scontato che era impossibile che un bambino potesse averlo risolto. Ecco, quindi questo secondo me dovrebbe farci pensare su come spesso si hanno dei pregiudizi sulle capacità, ma di tutti i bambini in generale. Quindi non mi stupisco quando ci sono certe reazioni davanti alla plusdotazione che è un’amplificazione di tutto questo.
La plusdotazione non è solo il QI
Poi comunque mi viene da pensare che i bambini plusdotati siano bambini che hanno sì il dono di una forte intelligenza, però non si può e non si deve considerare solo questo aspetto, non è solamente questione di avere un quoziente intellettivo ben sopra la norma.
Plusdotazione significa anche dover fare i conti con problematiche molto complesse. Essere genitore di questi ragazzi comporta spesso delle grosse difficoltà, non significa essere il primo della classe che riesce bene sempre in tutto. Ricordiamoci che poi spesso coesiste una condizione di ipersensibilità e di ipersensorialità e credo che questo aspetto spesso venga ignorato da chi non conosce questa realtà, si tende un po’ a vedere solo il lato, tra virgolette, bello della medaglia, no?
Consigli per genitori dall’intervista a Alice nel podcast Neuronauti
Valeria: Alice, ti chiederei di dare qualche consiglio o suggerimento ai genitori che pensano di avere un figlio o figlia plusdotato/a e non sanno bene cosa fare
Alice: Allora il mio consiglio sicuramente è quello di non aspettare se si hanno dei dubbi. Insomma non fatevi logorare da questi tarli, da questi pensieri come abbiamo fatto noi. Rivolgetevi a un bravo neuropsichiatra infantile o un altro professionista specializzato nella plusdotazione che comunque ispiri la vostra fiducia e fate serenamente la valutazione perché veramente non è nulla di spaventoso e togliersi il dubbio comunque è fondamentale. Questo vi permetterà poi di decidere al meglio come muovervi per accompagnare i vostri bambini e per dare loro tutti gli strumenti necessari perché possano fiorire più serenamente.
Guardare la Plusdotazione da un’altra prospettiva
Chiudo l’intervista a Alice nel podcast con questa riflessione molto importante per i professionisti e per le famiglie.
Alice: E poi, un’ultima riflessione che mi farebbe molto piacere condividere è che la plusdotazione dovrebbe sempre essere vista come una diversità che può essere arricchente per ognuno di noi. Perché intorno alla persona plusdotata si può creare una rete che non serve solamente al singolo o al nucleo familiare ristretto, ma può essere davvero un’occasione di crescita, di scoperta e di sperimentazione per tutti, sia per la scuola, per le famiglie, per gli amici. Insomma, anche io stessa, assecondando mio figlio, credo di aver avuto modo di espandere le mie conoscenze e di aver fatto anche tante esperienze che, chissà, magari non avrei neanche mai fatto.
Non vediamo solo la plusdotazione come un’etichetta di appiccicare al bambino diverso, come il nerd, ma piuttosto prendiamola come una scintilla per vedere le cose da un’altra prospettiva: è una risorsa utile a tutti.
Valeria: Alice, direi che la tua intervista nel podcast Neuronauti è stata davvero arricchente. Grazie per la disponibilità!
Per ascoltare l’intervista a Alice puoi andare qui.
Se vuoi scoprire a quale progetto sto lavorando insieme ad Alice puoi guardare questo video.
Per recuperare le altre interviste invece puoi leggere questi articoli: Alicia, Chiara, Fulvia, Guido e Daniela, Fabio, Maria Silvia, Tingting, Alberto, Beatrice.
