La rappresentazione della plusdotazione e le relazioni sociali

Rappresentazione della plusdotazione nei media

Nella seconda intervista della 2^ stagione del podcast Neuronauti: viaggio nella plusdotazione ho parlato con un giovane plusdotato di tanti argomenti, tra cui la rappresentazione della plusdotazione nei media e le relazioni sociali.

La restante parte di intervista la trovi qui.

La rappresentazione della plusdotazione sui media

Valeria: “Penso anche soltanto a quando escono le notizie sui giornali, poi vengono girate sui social network. C‘è una banalizzazione estrema che mi fa accapponare la pelle. Perché poi, sapendo che mi occupo di plusdotazione, mi girano gli articoli…guarda questo articolo e io metto le mani nei capelli perché leggi gli articoli e dici, no, ti prego. Sono veramente pochi quelli che sono fatti bene. E questo non aiuta purtroppo. Poi le serie TV: è anche normale che un po’ si debba semplificare, ma un conto è semplificare per rendere fruibile, un conto è banalizzare e a volte il confine è veramente sottile tra le due cose.”

R: “Sì, perché magari le serie TV che ci piacciono di più sull’argomento sono quelle che hanno i protagonisti belli, sereni e hanno una vita perfettamente riuscita. Mentre ecco sul blog di cui parlavamo c’era anche un articolo, se non ricordo male proprio personaggi delle serie TV potenzialmente plusdotati, insomma che potevano presentare un po’ queste caratteristiche. Quindi si andava un attimino a cercare di individuarli.

Un esempio concreto di rappresentazione della plusdotazione nelle serie TV

Penso al più controverso Sherlock, quello con Benedict Cumberbatch. Lì in maniera ovviamente anche estremizzata, molto romanzata, però si vede tutto il lato anche un po’ meno piacevole per la società di questa intelligenza. C’è una persona che ha problemi ad approcciarsi col mondo esterno, che spesso e volentieri si rifugia in attività anche poco sicure per la sua persona. Insomma, quella è una figura che probabilmente si avvicina di più, in maniera romanzata, ma ritengo che sia più verosimile quello lì come esempio, che non magari il genio prodigio che sta lì, che ha una vita perfetta, meravigliosa, dove tutto va sempre bene.”

Le relazioni sociali 

Parlando di sfaccettature della giftedness un tema che spesso emerge, oltre alla rappresentazione della plusdotazione nei media, è quello relativo alle relazioni sociali. Con R. ne parliamo moltissimo anche nell’episodio del podcast. Come esseri umani abbiamo bisogno di sentirci parte di un gruppo eppure non sempre è automatico e facile entrare in dialogo con le altre persone.

Valeria: “Come andavano le relazioni con i compagni e le compagne di scuola?”

R:  “Mentre ero a scuola spesso e volentieri, i compagni di classe con me si arrabbiavano addirittura. Perché vedevano il mio modo di fare come una sorta di sfida, la vedevano quasi in maniera spocchiosa, no? Quello che in realtà per me era semplicemente un modo per scamparmela, perché magari il giorno prima non avevo studiato, perché preferivo fare altro. Mentre gli altri venivano interrogati, io mi aprivo il libro sotto il banco e leggevo, a modo di lettura incrociata, quelle 18, 20, 25 pagine e io quando ero interrogato successivamente prendevo un voto più alto di loro, che magari erano stati il giorno prima sui libri.

Quindi questa cosa dopo un po’ iniziai a capire che non era ben vista. E quindi a volte iniziavo addirittura a sabotarmi. Nel senso che magari alla domanda di cui avrei saputo la risposta mi dicevo facciamo finta che questa non la so. Oppure al compito ogni tanto sbagliamo qualcosa così magari non prendo un voto troppo alto. Quindi iniziavo proprio ad andare male di proposito per integrarmi con la classe.”

Rispecchiarsi anche da adulti: relazioni sociali nella giftedness

Valeria: “Mascherarvi insomma, ma quindi, a te oggi piacerebbe incontrare altri o altre plusdotati?” 

R: “Sì, assolutamente: anche semplicemente per scambiare quattro chiacchiere. Un po’ per capire come se la passano gli altri, come hanno vissuto, come vivono adesso, cosa fanno, quali sono le difficoltà che incontrano. Ecco, io qualche tempo fa su Instagram ho contattato una ragazza che ha anche una pagina sulla plusdotazione, quindi abbiamo scambiato qualche chiacchiera così, non ci siamo mai incontrati, non ci siamo mai visti. Si parlava di questa esigenza a volte di incontrarci, con i nostri simili così per capire un pochino chi siamo, quanti siamo, dove viviamo. Perché poi insomma sembra che siamo pochi, però il 2% comunque, a livello statistico, è abbastanza consistente. Le persone ci sono, non è che non ci siano, sono poche ma ci sono, bisogna vedere dove sono, cosa fanno.

Valeria: “Sì è vero, questa parte io l’ho vista molto per i bambini, questo bisogno di incontrarsi. Ricordo benissimo mia figlia la prima volta che ha incontrato degli altri bambini plusdotati e non sapeva che erano plusdotati, ma finita questa attività mi dice mamma ma questi bambini sono come me?! Effettivamente si è riconosciuta. Lo stesso discorso vale per giovani e adulti”

Concludendo

Grazie a R. per questa intervista, ogni volta approfondiamo un argomento, mostrando quanto la plusdotazione sia poliedrica, sfaccettata e mai noiosa!

Per ascoltare l’intervista a R puoi andare qui.

L’intervista a Diario di una Plusdotata è qui.

Per recuperare gli articoli di approfondimento alle interviste della 1^ stagione puoi leggere: Alice, Alicia, Chiara, Fulvia, Guido e Daniela, Fabio, Maria Silvia, Tingting, Alberto, Beatrice.

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