Plusdotazione con Luna Pomodoro: intervista Neuronauti

Intervista a Luna Pomodoro Umanità

Nella terza intervista della 2^ stagione del podcast Neuronauti: viaggio nella plusdotazione ho incontrato Luna Pomodoro. Luna è una giovane plusdotata con cui abbiamo parlato di:

  • senso di giustizia
  • capacità di immedesimazione 
  • noia a scuola
  • small talks e rispecchiamento

La restante parte di intervista la trovi qui.

Senso di giustizia: plusdotazione con Luna Pomodoro

Valeria: “Una delle caratteristiche delle persone plusdotate è un alto senso di giustizia, com’è nella tua esperienza?”

Luna Pomodoro: “Diciamo che il mio pensiero sull’umanità si può riassumere così. C’è un autore romano, nel senso antico e romano, che scriveva commedie nel senso che andavano a finire bene, però non facevano ridere nessuno credo. Però ce n’è una in cui un personaggio dice Io sono un essere umano, tutto ciò che umano mi riguarda

E questo è il mio pensiero sull’umanità, più o meno, per quello mi interesso anche di cose, non so, tipo il genocidio di Palestina, quello che sta avvendo in Sudan, in Congo, in Etiopia, tutti quei posti in cui abbiamo portato, come mondo occidentale, più grane che altro. 

Mia nonna, che è nata nel 32, non aveva la minima idea che l’Italia avesse cercato di avere delle colonie in Africa. Quando gliel’ho detto lei è rimasta tipo: cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto quelle cose? Eh sì, ci abbiamo provato per lo meno, per fortuna abbiamo fallito, però ci abbiamo provato. 

Quindi a me sale il livore quasi. Quando sento persone dire: sì, ma qui non sta succedendo niente, perché mi dovrebbe interessare? Intanto perché domani potrebbe succedere anche qui. E poi perché, tipo, empatia, altri esseri umani, no? E la stessa cosa vale per tutti gli animali non umani.”

Immedesimarsi nelle storie: plusdotazione con Luna Pomodoro

Valeria: “Parlando di empatia, di sentire quello che provano gli altri, ti viene in mente qualche esempio?”

Luna Pomodoro: “Mi ricordo un mio piccolo mental breakdown quando avevo quattro o cinque anni, perché leggevo sempre nelle fiabe di questi bambini in condizione sfortunata. Che poi è letteralmente la condizione sfortunata del protagonista quello che fa iniziare una storia. Ma io al tempo non lo sapevo. 

Quindi, leggevo queste fiabe di Jack, che è lì in casa, che aiuta la madre con la mucca che poi vende, poi la pianta di fagioli, eccetera eccetera. I vari Pollicini, Hansel e Gretel, eccetera eccetera. E io mi sentivo tremendamente in difetto, perché pensavo: io vado solo a scuola, non faccio nulla per aiutare mamma e papà.

Anche perché le faccende domestiche non sono mai state il mio grande amore, quindi ho iniziato a farle in casa abbastanza tardi, avrò avuto penso nove anni o dieci. Quindi, questa è una cosa che mi hanno raccontato perché io non me la ricordo. Ero a casa di mia nonna, a una certa si mettono a cercarmi perché non mi vedono. 

E io cosa faccio?

Io ero in crisi perché avevo realizzato di non stare facendo nulla di concreto per aiutare i miei genitori. Poi mia zia, una persona meravigliosa mi ha spiegato, ma guarda tu fai già tanto, cioè fai quello che si fa alla tua età, vai a scuola, sei una brava bambina. 

Io dicevo sì ma parlavo di azioni! Parlavo di azioni, nel senso qualcosa di concreto, cioè vedevo Jack che vende la mucca a sette anni, cosa che io non potevo fare perché mio padre non aveva mucche. Però sì, questa è una cosa che mi è sempre rimasta qua e che ho fatto sempre molta fatica a togliermi, perché vedevo i sacrifici che i miei genitori hanno fatto per darmi una vita decente, quindi pensavo: se non faccio qualcosa sembro un’ingrata.”

Intelligenza emotiva e plusdotazione con Luna Pomodoro

Valeria: “E questo lo collego a uno dei pregiudizi che si hanno relativamente alle persone plusdotate: che siano delle persone poco sensibili, che non si accorgono delle altre persone. A volte può essere, ma può anche essere che sia molto sviluppata questa sensibilità di entrare nelle storie e poi probabilmente questo tuo entrare nelle storie lo stai anche portando in quello che stai studiando adesso. Tu sei particolarmente attratta da queste tematiche, però ci dicono tantissimo le fiabe, soprattutto quelle classiche. Dove veramente la situazione di partenza è sempre disastrosa, ci sono un sacco di montagne da scalare e però il fatto che tu le sentissi così vicine, vuol dire una capacità di immedesimazione elevatissima.” 

Luna Pomodoro: “Sì ma questa è una cosa di me stessa che onestamente trovo incredibile, nel senso che io empatizzo persino con gli oggetti, gli oggetti di forma vagamente umanoide.

Da piccola avevo questo palloncino di Sailor Moon, che avevo preso in qualche fiera. Tornata a casa si stava sgonfiando, così mia madre l’aveva appeso al muro di casa mia con dello scotch. Avrò avuto anche lì, penso, 7-8 anni e mi sono arrabbiata tantissimo! Le avevo detto, staccalo immediatamente! Ti piacerebbe essere appesa al muro con lo scotch? Io pensavo che il palloncino sentisse male a essere attaccato con lo scotch. E infatti ho sempre giocato abbastanza poco con le bambole, le barbie o con i pupazzi in generale, però mi ricordo che inventavo un sacco di storie molto carine, molto cruente in tanti casi. 

Intervista a Luna Pomodoro - Immedesimarsi e role play
Intervista a Luna Pomodoro – Immedesimarsi e role play

Role play e concretezza

Però c’era un gioco che io odiavo quando fatto da altri bambini, ma anche quando cercavano di coinvolgere me, che era il role play. Giochiamo a Sailor Moon, tu fai Sailor Mars, tu fai Sailor Venus, io faccio Sailor Moon, bla bla bla. No, no, le Sailor sono loro, noi non parliamo allo stesso modo, noi non abbiamo potere, noi non siamo giapponesi, non facciamo questo. Al massimo possiamo imitarle, ma non possiamo dire io sono lei perché sono cose diverse, non siamo disegnate, siamo persone. 

Stessa cosa con le principesse Disney o cose del genere. Al massimo parliamo di principesse Disney. Non possiamo far finta di esserlo, perché non lo siamo. Tu non parli come Elsa, io non parlo con Biancaneve, tutte quelle cose lì.”

La noia a scuola: plusdotazione con Luna Pomodoro

Valeria: “Senti ma a scuola? Torniamo un po’ indietro, tu ti annoiavi?”

Luna Pomodoro: “Eh abbastanza, ma riuscivo a non farlo vedere. So che ci sono tanti bambini e tante bambine che rientrano nella plusdotazione che si mettono a fare cose che gli insegnanti notano, non so, si mettono a canticchiare, si mettono a fare qualcosa. 

Io mi aprivo il libro di turno e mentre assegnavano i compiti o c’erano quei momenti morti, interrogazioni e roba del genere, io andavo avanti a leggermi le pagine che non avevamo ancora fatto. Fatto così con latino sono arrivata al capitolo 7 mentre eravamo al capitolo 2. Un esempio molto semplice: alle elementari un giorno ho dimenticato per sbaglio un libro a casa. La maestra ci aveva detto adesso leggete questo brano, rispondete alle domande alla fine e poi le correggiamo. Non avendo il libro mi aveva messo a fianco a una mia compagna che invece aveva il libro. Però io non ho guardato il libro perché il brano l’avevo già letto e me lo ricordavo quasi a memoria. Quindi ho risposto a tutto, cioè io mi guardavo le domande e rispondevo senza leggere perché l’avevo già letto mille volte. 

Anche perché se c’è una cosa strana è che quando sei bambino ti rendi conto di tante cose che nei media (libri, film o cose del genere) non hanno senso. Perché gli autori le lasciano, pensando: tanto se sono bambini figurati se le notano e io le notavo e questa cosa mi era molto facile.”

I bambini sono persone

Valeria: “Spiegami meglio perché è interessante questo interesse per i dettagli..:”

Luna Pomodoro: “Per esempio: il famoso brano che avevo letto, ma non avevo il libro, me lo ricordo ancora adesso. Questo bambino che si chiamava Nullo, un nome, un programma. Questo poverino, questo bambino nato con una terribile malattia, era invisibile e immateriale, come se fosse un fantasma. La storia è abbastanza tragica in realtà, lui entra in classe tutte le mattine, la maestra vede dei vestiti che camminano da soli. Perché i vestiti non sono invisibili e la maestra cosa fa?

Prende i vestiti e li attacca a un attaccapanni, quindi questo povero bambino è costretto a passare le mattine a scuola appeso a un gancio. La piccola me era arrabbiatissima con questa maestra: ma tu vedi dei vestiti che camminano da soli e non chiami Ghostbusters o robe simili e li appendi a un gancio, ma sei scema? E l’unica conclusione è che a un certo punto Nullo entra in questo lago, lago magico e finalmente diventa un bambino in carne e ossa, con la pelle, la materialità. Ma guarda te, sto povero ragazzo che si è dovuto fare un bagno fuori programma solo per essere notato da una maestra scema. Anche se è un personaggio di un racconto, tutte queste piccole cose che mi stavano sulle scatole! 

Infatti messaggio per eventuali autori di libri per bambini all’ascolto. Non fate cose stupide come queste: i bambini se ne accorgono che non ha senso. I bambini non sono stupidi, sono persone che ragionano, a volte anche in modo più avanzato rispetto a degli adulti perché sono senza troppe sovrastrutture e si accorgono di queste incongruenze!”

Intervista a Luna Pomodoro - Small talks e rispecchiamento
Intervista a Luna Pomodoro – Small talks e rispecchiamento

Small talks e rispecchiamento: plusdotazione con Luna Pomodoro

Valeria: “Nella vita sociale oggi come va?”

Luna Pomodoro: “Un’altra cosa che non ho mai capito a livello relazionale è la questione del faccio questo per evitare di… adesso lo capisco però lo trovo lo stesso assurdo. Ad esempio ricordo vivido: questo mio ex vicino di casa con cui ogni tanto si parlava e molto spesso mi diceva scusa devo chiamare mio cognato perché altrimenti si offende, scusa devo scrivere questa cosa a mia madre, mia zia perché altrimenti si offende. Ma se tu devi fare una cosa così piccola perché altrimenti loro si offendono ti consiglierei di rivedere le tue compagnie

Non ho mai capito neanche perché essere delicato: magari hai l’amico che si è vestito malissimo, tu gli dici no guarda secondo me qualcos’altro potrebbe starci meglio anziché sembrare uno spaventapasseri. Ma non devo fare questa cosa perché altrimenti quella persona si offende, poi non mi parla più, cioè quella persona è un poco matura.

Tutte le convenzioni sociali sono abbastanza inutili, le capisco, le applico, ma non vorrei farlo. Perché tu guardi all’utilità, nella concretezza a cosa mi serve questa cosa qui? E la cosa più assurda è che se inizio a parlare di qualcosa che mi interessa io parlo a macchinetta e quindi sommergo un’altra persona di informazioni che probabilmente per lei sono abbastanza inutili, ma che per me sono molto interessanti (i musical di Broadway, i film, l’adattamento, il doppiaggio, i diritti umani, la matematica, l’informatica …). Infatti tendenzialmente cerco di non parlarne perché altrimenti so che mi entusiasmo troppo e non mi fermerò.” 

Trovare persone simili

Valeria: “Però penso sia normale parlare delle proprie passioni, dei propri interessi, io penso sia una cosa giusta. Solo che mi rendo conto che trovare delle persone con cui anche solo avere la possibilità di parlare di questi temi non è assolutamente immediato. Per una persona plusdotata a volte trovare altri plusdotati o plusdotate con cui entrare in relazione ogni tanto fa bene. Io l’ho visto con i bambini, è fortissimo questo bisogno di trovare qualcuno in cui rispecchiarsi. Per dei giovani degli adulti com’è la situazione?”

Luna Pomodoro: “Dal mio punto di vista molto migliore perché quando sei bambino sei relegato al contesto scolastico, al massimo allo sport, al parchetto vicino a casa. Però non sei libero di assorbire il mondo, stessa cosa alle medie. Alle superiori già un po’ di più infatti guarda a caso adesso che l’argomento neurodivergenza sta diventando più o meno di dominio pubblico, tante persone stanno facendo diagnosi o certificazioni di cose che hanno sempre avuto, ma di cui non si sono mai accorte.

Io ho scoperto che nel mio gruppetto di amici, sai quanti sono i neurotipici? Uno: che non si sa esattamente come sia riuscito a fare amicizia con me e con gli altri perché pensando a tutte le mie amicizie strette i neurotipici saranno sì 1 o 2 perché tra neurodivergenti ci si trova anche se non lo sai perché parli nello stesso modo e hai una forma loqui molto molto simile. E questa cosa l’ho trovata assurda perché: è vero che siamo più di quanto i media dipingono, solo le persone autistiche sono più o meno l’uno o due per cento della popolazione come i plusdotati, gli ADHD penso siano un po’ di più.

Percentuali non trascurabili

Comunque siamo una minoranza, ma non siamo una minoranza così minore. L’1-2% è già una percentuale abbastanza consistente, cioè sei già considerato non trascurabile una probabilità dell’1-2% di avere una malattia o robe simili. Quindi siamo pochi, ma non così pochi e tendenzialmente ci troviamo, anche se non lo sappiamo. Poi ambienti come le università, oppure i club di lettura o quelli che una volta erano gli internet café e roba del genere sono un covo di neurodivergenti assurdo.

Tutti i nerd a cui sono riuscita a pensare probabilmente sono autistici e ADHD. Oppure no, però la probabilità è molto alta. E sì, poi la cosa bella è che adesso la cultura sembra aver ricevuto un minimo di riabilitazione.”

L’intervista sulla plusdotazione con Luna Pomodoro è stata arricchente e divertente!

Per ascoltare le altre interviste della stagione 2 vai qui.

L’intervista a Diario di una Plusdotata è qui.
Per recuperare gli articoli di approfondimento alle interviste della prima stagione invece puoi leggere: Alice, Alicia, Chiara, Fulvia, Guido e Daniela, Fabio, Maria Silvia, Tingting, Alberto, Beatrice.

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