Socialità e perfezionismo sono collegate?

Socialità e perfezionismo nella plusdotazione

Socialità e perfezionismo sono collegate? Quale chiave di lettura possiamo dare a questi due temi chiave per le persone gifted? Ne parlo con Giada Ales nell’intervista per il podcast Neuronauti: viaggio nella plusdotazione.

Giada Ales è una persona gifted che lavora come mentor coach per plusdotati e nell’intervista ci parla di:

  • relazione tra socialità delle persone gifted e perfezionismo
  • come parlare di plusdotazione

La restante parte di intervista la trovi nel podcast.

Relazione tra socialità e perfezionismo nelle persone gifted 

Valeria: “Mi piacerebbe approfondire un po’ il tema della socialità. Tu prima [nel podcast] hai parlato degli amici, ma possiamo anche collegarlo al lavoro. Perché tu dici che anche la relazione all’interno dei team spesso è faticosa.

Perché le velocità sono diverse, la modalità di approcciare i problemi e di risolverli, quindi il problem solving cambia molto tra una persona e l’altra oppure anche tra persone plusdotate con diverse aree che sono più o meno forti. Quindi tu come lo approcci? E che consiglio dai a chi è plusdotato e si trova in difficoltà in ambito lavorativo, ma anche in sociale, di relazioni amicali o familiari?”

Giada: “Questo tema emerge spesso, anche se si parte da un altro tema. Perché chiaramente siamo animali sociali. Comunque la capacità che hanno i plusdotati di infastidirsi anche per la persona che ti è davanti alla cassa al supermercato, per enne motivi, e magari non lo capisci neanche il perché, è estrema. Quindi oggettivamente è una cosa che emerge sempre.”

Socialità, perfezionismo e plusdotazione

Giada: “Diciamo che la prima cosa che cerco di capire con la persona è il tema del perfezionismo, perché è molto pervasivo anche questo aspetto. Cioè il perfezionismo che si manifesta a livello sociale perché le cose devono essere fatte in un certo modo. Io devo stare bene nella mia zona di comfort, perché ho la mia velocità, perché ho il mio problem solving attivato eccetera eccetera. Che non è disconfermo sempre l’altro, l’altro ha torto.

Ma sono proprio io che devo stare in questa dimensione. E quindi tutto quello che si mette in mezzo tra me e questo tema chiaramente scatena cose. Può scatenare la rabbia, perché davanti a me appunto ho un ostacolo, non riesco a realizzare quello che voglio, l’altro non mi capisce. Quindi come ti dicevo prima, poi c’è un’analisi che però devia dall’oggettività.” 

Origine del perfezionismo e perché è collegato alla socialità

Giada: “Quindi cominciamo intanto a capire se c’è un tema di perfezionismo e da dove nasce, qual è l’origine di questo aspetto, quali sono i vincoli. Perché io dico sempre, quando inizio un percorso: non partiamo dal presupposto che dobbiamo cambiare, partiamo dal presupposto che possiamo trasformare. Perché un altro aspetto che appunto noto, ma perché mi appartiene, è sempre questo bianco o nero. Allora se non va bene lo butto, no? Se non va bene non lo faccio, se non mi è riuscito bene l’esame la prima volta non torno, mollo. 

E chiaramente tu lo fai una volta, due volte, tre volte e cominci a definire delle traiettorie di sviluppo che però non sono le tue, cioè ti neghi sostanzialmente delle possibilità, delle chance. Quindi se possiamo trasformare e se c’è ad esempio il tema del perfezionismo anche nella relazione, penso quella lavorativa, ma anche quella amicale.”

Socialità, plusdotazione e aspettative
Socialità, plusdotazione e aspettative

Giada: “Allora, cosa puoi trasformare? Cosa c’è all’origine, cosa puoi portare a vantaggio? Cosa invece possiamo cominciare a smussare un attimino? Quindi è sempre un tema di analisi, di introspezione, di riflessione: è la cosa che io trovo più affascinante in assoluto e che mi arricchisce tanto, perché questo è un aspetto importante anche del mio lavoro.” 

Giada: “Lo devo chiamare lavoro perché si chiama lavoro, però in realtà è una fonte di arricchimento importantissimo per me quando mi confronto con le persone plusdotate è proprio la velocità, per cui basta quell’input, basta quella spintarella, tra virgolette cognitiva-emotiva, che poi è proprio l’effetto domino rapidissimo, e quindi vedi che capisco, comprendo e agisco sempre al di là delle proprie aspettative.”

Le aspettative e la plusdotazione

Giada: “È una cosa anche molto affascinante del mio lavoro, che io non ho aspettative sull’altro, se non il fatto che può fare qualunque cosa oggettivamente, quando chiaramente non intervengono altre dinamiche che invece devono essere ovviamente trattate da altri professionisti. Quindi quella è l’unica aspettativa che ho sull’altra persona, per cui poi rimango sempre stupita ed emozionata dalle soluzioni e dalle trasformazioni. 

Quindi si parte dal perfezionismo, si parte dall’aspettativa legata al perfezionismo, cosa mi aspetto dall’altro. Quando interviene la parola <sono rimasta delusa o sono rimasto deluso> quello è già un indicatore importante. Se sei deluso è perché avevi un’aspettativa, che non è detto che fosse negativa, però analizziamola. Parliamone, perché è una cosa che appartiene a te. Cioè l’altro ha fatto qualcosa, ti ha rispecchiato qualcosa, ma nasce da te. Hai una tua causa interna, diciamo così, e quindi è inutile che continuiamo a guardare l’effetto esterno. Andiamo a lavorare su quello che ti appartiene. Quindi diciamo che questi sono i temi che possono essere subito messi in evidenza per quanto riguarda questo discorso.”

Valeria: “Direi che il tema del perfezionismo e delle aspettative sugli altri e su se stessi sia veramente pervasivo. Effettivamente la socialità può essere influenzata dal perfezionismo”

Regalarsi la valutazione di plusdotazione

Valeria: “Alcune persone con cui hai parlato della tua valutazione di plusdotazione dicevi [nel podcast] che poi si sono fatte valutare, ma come è andata nella pratica?” 

Giada: “Quando ne parli alla tua rete amicale, all’inizio sicuramente c’è accoglienza. Poi appunto ho percepito che si sono mosse le rotelle e mi hanno chiesto <Aspetta, di che si tratta? Spiegami meglio, com’è, come non è?>. Quindi è intervenuto immediatamente un processo personale che ha avuto per alcuni il suo tempo, come è giusto che sia, e quindi poi arrivare alla decisione di: <Senti ma da chi potrei andare?> 

Io faccio sempre questo esempio molto banale. Quando ti compri la macchina di un certo tipo, di un certo colore, all’improvviso le vedi tutte. Non è che mi sono comprata la Ferrari, perché non se ne vedono mai tante, ti sei comprata la Smart nera e all’improvviso le noti. Questo è un processo neurologico ben preciso.

Nel momento in cui ho cominciato ad approfondire il tema per me, ho cominciato a guardare i miei amici con un’altra modalità, un’altra visione. E quindi da una parte nel raccontare di me, ascoltando le loro domande, rispondendo, ho cominciato a dire loro: <Però sai che forse anche tu magari, chissà…> Cioè ti do questo link, ti do questo libro, vedi un po’, analizza… E quindi poi c’è stato il loro andare avanti, il loro processo personale.”

Perché fare una valutazione di plusdotazione da adulti?

Giada: “A me ovviamente ha fatto piacere che poi alcuni di loro sono andati fino in fondo, perché quello che dico sempre, al netto delle proprie resistenze personali e quant’altro, la valutazione è un dovere verso se stessi secondo me. Cioè arrivati ad un certo punto, da adulti, è una cosa proprio da regalarsi, perché se noi ci facciamo il check up annuale a livello di malattie e quant’altro, allo stesso tempo fare la valutazione significa ottenere la fotografia del proprio comportamento cognitivo e emotivo.”

Valutazione di plusdotazione come regalo a se stessi
Valutazione di plusdotazione come regalo a se stessi

Giada: “Cioè hai proprio qualcosa che ti restituisce davvero come funzioni, ma soprattutto perché funzioni in quel modo e come puoi potenziare quello che per te è sempre stato magari un problema. Quindi è proprio farsi un regalo, serve a te, serve a te come persona.

E non c’è un discorso di dire mi dice che sono stupido, perché per chi sa come funziona la valutazione, ovviamente c’è un range di riferimento, quello che viene chiamato stupidità, ovviamente è un tema cognitivo ben preciso, ma forse non te la fai neanche questa domanda se sei in quel range. Anche qui attenzione anche a come ci si parla rispetto a questo tema, prendiamoci sicuramente il tempo di dire <mi fa paura, perché rischio di avere come risposta che sono stupida o sono stupido>, mi fa paura perché inevitabilmente mi dirà la verità.

E allora mi prendo il tempo per gestire questo emotivo, per parlarne, per affrontare, per trovare il professionista con cui mi trovo meglio.”

Convincere se stessi a farsi un regalo

Giada: “Perché anche quello è importantissimo, per i plusdotati il match emotivo con il professionista. Faccio ricerca, tutto quello che vuoi, però poi a un certo punto quel calcetto dattelo perché la restituzione è potentissima, è importante, cioè ti cambia praticamente la vita, ma a partire da te stesso. Quindi scusami ma come al solito sono passata da un argomento all’altro: evviva il pensiero arborescente!”

Valeria: “Ma è perfetto, hai già dato il consiglio a chi ascolta o legge. Fare la valutazione da adulti è farsi un regalo e si fa una volta nella vita, non tutti gli anni come il checkup medico. A volte fare la valutazione è superare la paura, lanciarsi oltre l’ostacolo”

Grazie Giada per questa intervista in cui abbiamo potuto vedere la capacità delle persone gifted di fare collegamenti tra tematiche che sembrano lontane tra loro come la socialità e il perfezionismo!

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Gli articoli blog di approfondimento alle interviste sono: qui.
Per recuperare gli articoli di approfondimento alle interviste della prima stagione invece puoi leggere: Alice, Alicia, Chiara, Fulvia, Guido e Daniela, Fabio, Maria Silvia, Tingting, Alberto, Beatrice.

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