Come mi sono accorta della plusdotazione di mia figlia e come mi sono sentita?

Come mi sono accorta della plusdotazione di mia figlia e come mi sono sentita

Come riconoscere la plusdotazione nei bambini è una domanda che arriva piano, mentre si osserva un figlio crescere. Accorgersi della plusdotazione di un figlio non è sempre immediato. Spesso i segnali ci sono, ma vengono interpretati come tratti di carattere, vivacità o semplicemente come peculiarità personali.

Anche per me è stato così. La valutazione di plusdotazione di mia figlia è arrivata quando aveva poco più di cinque anni, ma capire e accogliere alcuni suoi comportamenti e il modo in cui viveva le emozioni non è stato automatico.

Quando nasce un bambino nascono anche i genitori. Non esiste una preparazione completa a questo ruolo: serve tempo per conoscere il nuovo arrivato e trovare nuovi equilibri.

Nella crescita dei figli siamo un po’ come funamboli: ogni giorno cerchiamo di mantenere l’equilibrio, osservando ciò che accade attorno a noi e imparando strada facendo.

I primi anni prima della valutazione di plusdotazione

Fin dalla nascita mia figlia ha mostrato un temperamento molto deciso.

Aveva un forte bisogno di contatto fisico con me e con il papà, era sempre in movimento, piena di emozioni e curiosità. 

Le sue “antenne” sembravano costantemente attive e dormire, per lei, era quasi una perdita di tempo.

L’esperienza all’asilo nido è stata molto positiva. Frequentava una struttura che seguiva il metodo Reggio Emilia, un approccio basato su alcuni principi fondamentali:

  • Il riconoscimento delle forti potenzialità di sviluppo di ogni bambino e bambina
  • Soggetto di diritti, portatore di bisogni, idee e capacità
  • L’apprendimento attraverso i cento linguaggi, cioè molteplici modi di esprimersi, pensare e comunicare
  • La crescita nella relazione con gli altri, con gli adulti, i pari e l’ambiente.

In questo ambiente mia figlia ha potuto sviluppare serenamente competenze sociali, cognitive ed emotive.

Una immagine di un funambolo a dimostrazione quanto sia difficile a volte sapere come riconoscere la pludotazione nei bambini

L’ingresso alla scuola dell’infanzia

Fino ai tre anni le sue caratteristiche erano state viste semplicemente come tratti personali. Con l’ingresso alla scuola dell’infanzia, però, qualcosa è cambiato.

La sua vivacità, le continue domande, l’impazienza, la grande curiosità e la difficoltà nel gestire alcune emozioni hanno iniziato a essere interpretate come problemi.

All’improvviso una bambina impegnativa ma serena è diventata un fastidio da gestire. Veniva spesso messa in castigo fuori dalla porta, lontana dai compagni.

Il risultato è stato evidente: mia figlia era cambiata. Non voleva più andare a scuola e ci stava comunicando che qualcosa non funzionava.

A metà del secondo anno abbiamo deciso di cambiarle scuola, scegliendone una dopo diversi colloqui con la coordinatrice e con l’insegnante che l’avrebbe seguita.

In quel nuovo contesto è rifiorita. È tornata a essere se stessa e a esprimere il meglio di sé, anche se le sue modalità di pensiero e di comportamento restano diverse rispetto a quelle di molti altri bambini.

Perché abbiamo deciso di fare una valutazione di plusdotazione

Io ho sempre interpretato le sue caratteristiche come un modo diverso di essere. Pensavo che gli insegnanti sarebbero stati in grado di comprenderla e di interagire con lei in modo adeguato.

Mio marito, invece, percepiva molto di più la distanza rispetto agli altri bambini. Se io vedevo soprattutto le luci, lui vedeva più chiaramente le ombre della sua diversità.

Quando si avvicinava il momento di scegliere la scuola primaria, abbiamo iniziato a cercare informazioni per capire meglio le sue caratteristiche.

Leggendo libri e cercando online è emersa una possibilità: nostra figlia poteva essere una bambina plusdotata. Da lì è iniziata la parte più difficile nel trovare un centro o un professionista che potesse effettuare una valutazione di plusdotazione vicino a casa.

Come mi sono accorta della plusdotazione di mia figlia e come mi sono sentita?

Il percorso di valutazione

Alla fine la nostra ricerca si conclusa con un centro a Milano. Il percorso è stato strutturato in più momenti:

  1. un primo colloquio online con noi genitori
  2. quattro incontri in presenza, della durata di circa un’ora ciascuno
  3. un colloquio finale di restituzione

Durante gli incontri mia figlia è stata da sola con la psicologa, che ha somministrato i test e svolto diverse osservazioni.

Nel colloquio conclusivo la psicologa ci ha spiegato la valutazione di plusdotazione e ha risposto a tutte le nostre domande.

Come mi sono sentita dopo la diagnosi di plusdotazione

Ricevuta la valutazione di plusdotazione mi sono sentita sollevata, perché finalmente avevo dato un nome al modo di essere di nostra figlia. Allo stesso tempo, però, si è aperta una nuova fase fatta di domande e di preoccupazioni.

La plusdotazione, infatti, non riguarda soltanto un quoziente intellettivo elevato. Si manifesta spesso attraverso modalità di pensiero molto rapide, una curiosità instancabile, una forte intensità emotiva e un bisogno profondo di trovare senso nelle attività proposte.

Proprio queste caratteristiche, se non vengono riconosciute e comprese, possono essere facilmente interpretate in modo sbagliato. Bambini molto curiosi diventano “troppo insistenti”, bambini che fanno molte domande sembrano oppositivi, bambini emotivamente intensi possono essere percepiti come difficili da gestire.

Ripensando ai primi anni di scuola, molte cose hanno iniziato a trovare una spiegazione. Alcuni comportamenti che erano stati letti come problemi erano in realtà il modo in cui lei cercava di stare nel mondo con le sue caratteristiche.

Accanto al sollievo, quindi, sono arrivate anche molte domande: 

  • Le insegnanti l’avrebbero capita? 
  • Come si sarebbe trovata in classe? 
  • Come avrei potuto aiutarla io, come mamma, a stare bene nei diversi ambienti in cui avrebbe fatto esperienza? 
  • Quali strumenti avrei dovuto darle per affrontare il mondo in modo sereno ed efficace?

Quelle domande non sono rimaste solo pensieri personali. Con il tempo sono diventate il punto di partenza di un percorso più ampio di studio, confronto e approfondimento sulla plusdotazione e sull’alto potenziale cognitivo.

Come riconoscere la plusdotazione nei bambini attraverso il percorso ludico ricreativo dei giochi da tavolo

Da queste domande nasce il progetto sulla plusdotazione

Tante domande che sono state come il seme che nel sottoterra lavora incessantemente per germogliare e crescere. 

Nel mio caso, con l’aiuto di Federica Ometti, la mia Thinking Partner, queste domande e questi bisogni sono diventate un’idea di progetto e di business. 

Nell’idea di progetto ho scelto di mescolare le competenze acquisite durante gli anni di studio, cioè la psicologia e le neuroscienze con le passioni condivise con la mia famiglia, ossia i giochi da tavolo.

I giochi da tavolo rappresentano uno strumento educativo prezioso per molti bambini plusdotati. Offrono sfide cognitive, richiedono strategia, permettono di sperimentare regole e cooperazione e diventano uno spazio sicuro in cui allenare competenze sociali ed emotive.

Perché la nostra identità non è fatta di un solo pezzo. Io sono una professionista, ma sono anche una mamma e una persona con passioni personali.

Tenere insieme tutte queste parti mi permette di lavorare con maggiore entusiasmo e di costruire qualcosa che abbia valore non solo professionale, ma anche umano e sociale.

Un progetto che cresce come un ecosistema

Non siamo isole. Siamo ecosistemi. Per crescere anche un progetto ha bisogno di un ambiente favorevole: relazioni, confronto, sostegno, fiducia.

Il primo sostegno arriva dalla mia famiglia. Mio marito è la spalla che mi incoraggia quando sono stanca e che crede profondamente in ciò che sto costruendo.

Accanto a questo c’è una rete che piano piano si sta formando: professionisti, genitori, insegnanti e persone interessate al tema della plusdotazione.

L’obiettivo è far crescere questo progetto fino a trasformarlo in un vero ecosistema di confronto e supporto.

Oggi il mio lavoro nasce proprio da quell’esperienza iniziale: accompagnare genitori e insegnanti a riconoscere e comprendere la plusdotazione, affinché bambini come mia figlia possano crescere in contesti che valorizzino davvero il loro modo di pensare e di stare nel mondo.

Se vuoi entrare anche tu in questo ecosistema e ricevere contenuti dedicati alla plusdotazione, puoi iscriverti alla newsletter

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