Quando si parla di plusdotazione si pensa prevalentemente all’aspetto cognitivo, al famoso QI, eppure gli aspetti di socialità ed emotivi nelle persone plusdotate sono fondamentali per il loro stare bene con se stesse e anche nella società. In questo articolo voglio approfondire che passare dal QI alla socialità significa soprattutto accogliere le peculiarità delle persone plusdotate ed è possibile allenare la socialità.
Riconoscere che il funzionamento cognitivo, così come il modo di rapportarsi con gli altri e le esperienze emotive e sociali delle persone plusdotate sono specifiche e peculiari è il punto di partenza per noi professionistə. Questo è fondamentale in una doppia direzione: sia nei riguardi delle persone plusdotate con cui lavoriamo sia nei confronti della società in cui viviamo che tende ad appiattire le differenze e che quindi va formata sull’accoglienza e l’integrazione di tutte le persone definite neurodivergenti. Trovi una sintesi di cosa significa neurodivergenza in questo contenuto.
Sviluppo sociale ed emotivo nella plusdotazione
Dal mio punto di vista nutrire il potenziale delle persone plusdotate significa coltivare sia la dimensione cognitiva che quella emotiva e sociale. Molti studi si sono concentrati sulla dimensione cognitiva, cioè quella che riguarda gli aspetti legati all’intelligenza e alla sua misurazione, all’individuazione di caratteristiche di funzionamento e alla predisposizione di specifici curricula didattici.
Tuttavia è necessario sviluppare e sostenere a livello sociale ed emotivo ə bambinə e ragazzə plusdotatə che spesso vivono una asincronia dello sviluppo in cui la dimensione cognitiva raggiunge livelli più elevati precocemente rispetto a quella sociale ed emotiva che segue invece maggiormente lo sviluppo fisiologico.
Attenzione però: la difficoltà a trovare il giusto equilibrio tra cognizione ed emozione non riguarda solamente ə plusdotatə. Tuttavia la loro capacità di ragionamento più elevata, anticipata o accelerata li porta a vivere le esperienze in modo più intenso e quindi potremmo dire “meno equilibrato” (Needham, 2012).
Ma nella pratica, come si fa a raggiungere un equilibrio? Quali attività si possono proporre a bambinə e ragazzə plusdotatə perché vivano esperienze che portino a questo obiettivo?
Allenare la socialità
Sicuramente non c’è una risposta unica che vada bene per tutti: una persona plusdotata può avere bisogno di stimoli differenti rispetto a un’altra persona plusdotata, ma vorrei farti riflettere su alcune possibili esperienze. Queste esperienze sono attivabili sia come genitori che come insegnanti e educatorə in diversi contesti.
Allenare la socialità nei campi estivi
Poiché siamo in estate comincio dai Summer Camp che organizzano diverse associazioni ed enti (sia specifici per plusdotatə che non) dove si può allenare la socialità. Queste esperienze sono sicuramente un buon modo per consentire a bambinə e ragazzə plusdotatə di:
- vivere momenti fuori dall’ordinario
- confrontarsi con pari età
- sperimentare attività nuove e stimolanti
- conoscere adulti e giovani che possono fare da mentor
- allenare le capacità adattive e di relazione con altre persone
- vivere il “distacco” dalla famiglia (stando lontani per qualche notte)
Importante però è che i campi estivi devono essere studiati e pensati anche per persone che possono essere neurodivergenti, quindi devono prevedere zone tranquille, dove potersi rilassare e ridurre gli stimoli se l’ambiente è troppo rumoroso o caldo o affollato. Devono essere previsti momenti di stacco tra un’attività e l’altra per far vagare la mente e allenare anche un po’ la noia. Andrebbe evitata la rigidità e l’obbligo a partecipare a tutte le attività: se una persona non se la sente potrebbe osservare quanto fanno le altre persone o dovrebbe potersi staccare e allontanare (in un luogo protetto ovviamente). Tutti questi accorgimenti sono cruciali per accogliere le peculiarità delle persone plusdotate e in generale di ognuno di noi.

Allenare la socialità nelle esperienze in famiglia
Esiste anche la possibilità di partecipare ad attività pensate per le famiglie di plusdotatə che durano una giornata o mezza giornata. In questi momenti la famiglia intera viene coinvolta in attività di collaborazione e dialogo magari all’aria aperta.
A volte è faticoso stare in famiglia, la famiglia è un sistema complesso, ma proprio per questo imparare a stare nelle relazioni familiari e conoscerci sotto un’altra prospettiva e da un’altra ottica può aiutare la comunicazione, l’espressione emotiva e la comprensione tra persone.
Perché sono importanti queste esperienze? Perché permettono alla famiglia intera di stare insieme in un luogo protetto, sfidante e stimolante con l’obiettivo di progettare e costruire qualcosa insieme, dando valore al lavoro e al contributo di tutti i membri del gruppo. Ogni persona è importante e merita di essere accolta e ascoltata: allenarsi all’ascolto e all’accoglienza di chi mi sta vicino è uno degli obiettivi di queste proposte.
Ti racconterò a breve cosa sto pensando e organizzando a questo proposito. Per non perderti gli aggiornamenti iscriviti alla newsletter cliccando qui.
Allenare la socialità con i giochi da tavolo
Infine ecco un’altra possibilità per allenare la socialità: i pomeriggi (o le mattine) dedicate ai giochi da tavolo. Come sai sono un’appassionata di board games e so molto bene che stare attorno a un tavolo e condividere qualche ora di gioco è un momento di divertimento e di relazione importante.
In questo articolo parlo dei giochi da tavolo per plusdotatə ma ci sono altri articoli nel blog dove racconto diversi aspetti legati a questo tema.
Intavolare giochi cooperativi o competitivi con persone plusdotate e non è un ottimo modo per stimolarle a relazionarsi, a sperimentare nuove possibilità e a allenare la frustrazione legata al fallimento.
I gruppi di gioco sono pensati in modo bilanciato in modo che il livello dei giocatori sia simile e si possano creare relazioni e momenti di chiacchiera e relax tra un gioco e l’altro. Occorre pensare con attenzione alla resistenza də giocatorə per proporre giochi che non siano troppo lunghi e bisogna dare la possibilità di osservare prima di giocare in prima persona.
Anche in queste situazioni l’ambiente deve essere curato e organizzato in modo che gli stimoli sonori e il numero di persone non sia esagerato. Raccontare e spiegare bene aə partecipanti cosa accadrà durante il pomeriggio è utile inoltre per dare una struttura e dei confini all’esperienza.
Già in autunno organizzerò dei momenti di questo tipo, se sei interessatə a partecipare o ad avere informazioni in merito puoi leggere tutte le informazioni e contattarmi qui.
Conclusione
Per concludere vorrei ricordarti che queste 3 opportunità sono solo alcune delle esperienze che possiamo proporre a bambinə e ragazzə plusdotatə per allenare la socialità, ma non sono certo la panacea o lo sciroppo che va bene per tuttə!
Come professionistə e genitorə possiamo indirizzare bambinə e ragazzə plusdotatə verso attività che reputiamo utili per loro, ma dobbiamo sempre tenere presenti quali sono i loro desideri, le loro passioni e rispettarli nei loro tempi, ad esempio non tuttə potrebbero voler partecipare ai camp residenziali perché richiedono grande capacità di adattamento e flessibilità. Ascoltiamo bambinə e ragazzə nelle loro unicità, per noi adulti questo è un allenamento continuo l’ascolto dell’altrə.
