In questo articolo voglio parlarti delle percezioni e delle emozioni nella plusdotazione e per farlo devo partire dall’inizio, ossia da cosa significa percezione, qual è il processo che governa le emozioni e quali sono le specificità nel caso delle persone plusdotate.
Cos’è la percezione?
Guarda l’immagine qui sotto: che cosa vedi? Lettere o numeri? O forse entrambi?

Nel nostro quotidiano, ci troviamo immersi in un mondo di stimoli sensoriali, che vengono elaborati dal nostro cervello in modo straordinario.
Le immagini che vediamo, i suoni che udiamo, le sensazioni che proviamo: tutto questo viene interpretato e trasformato in esperienze uniche, plasmate dalle nostre percezioni e dalle nostre emozioni precedentemente immagazzinate in memoria e che influenzano a loro volta le successive esperienze.
Ora immagina un’ape intenta a impollinare un fiore. Cosa sta succedendo nel tuo cervello in questo compito di immaginazione?
Stai simulando l’immagine dell’ape in un campo pieno di fiori.
Questo significa che ciò che percepiamo non è una semplice registrazione della realtà, ma piuttosto è una ricostruzione elaborata dal nostro cervello.
Le nostre esperienze passate, le nostre conoscenze e le nostre aspettative giocano un ruolo fondamentale in questo processo di interpretazione e predizione.
La percezione sensoriale è quindi un processo complesso che coinvolge sia gli stimoli provenienti dall’esterno che quelli provenienti dall’interno del nostro corpo. Il nostro cervello elabora queste informazioni e genera previsioni sul mondo circostante, influenzando le nostre reazioni a livello di comportamento e le nostre emozioni.
In pratica, il nostro cervello simula continuamente il mondo intorno a noi, anticipando gli input sensoriali e preparando il nostro corpo a reagire di conseguenza.
Come avviene il processo emotivo?
Cosa succede quando le nostre percezioni e predizioni vengono influenzate da fattori esterni e interni?
Ad esempio, se in passato abbiamo avuto esperienze negative con le api, potremmo reagire con paura o disagio anche di fronte alla semplice fotografia di un’ape.
Ecco che le nostre emozioni sono strettamente legate alle nostre percezioni, e il modo in cui interpretiamo il mondo può influenzare notevolmente il nostro stato emotivo.
Come possiamo migliorare la nostra comprensione di questo intricato processo?
Innanzitutto, dobbiamo essere consapevoli del ruolo che il nostro cervello svolge nella creazione delle nostre percezioni e delle nostre emozioni. Dobbiamo imparare a riconoscere le nostre esperienze emotive e a interpretarle in modo accurato e dettagliato utilizzando i concetti e le parole che le descrivono.
Inoltre, è importante lavorare sull’ambiente che ci circonda, creando e abitando contesti che favoriscano lo sviluppo delle nostre capacità cognitive ed emotive.
Consigli per gestire le emozioni nella plusdotazione
Gestire le percezioni e le emozioni nella plusdotazione è cruciale per ә bambinә e ә ragazzә plusdotatә, che possono trarre enormi benefici da un ambiente stimolante e supportivo. Questi consigli in realtà valgono per tutti, anche per i normotipici di tutte le età!
Innanzitutto, dobbiamo continuamente allenare la nostra capacità di empatia, comprensione e categorizzazione delle esperienze emotive.
Dobbiamo imparare cioè a dare nomi diversi a emozioni diverse: gioia, felicità, euforia, esaltazione non sono sinonimi, sono sfaccettature e sfumature particolari di diverse emozioni positive.
Mantenendo viva la curiosità e la consapevolezza, facendo esperienze sempre diverse, possiamo arricchire le nostre vite e quelle di coloro che ci circondano.
Inoltre, le persone plusdotate possono essere più sensibili agli stimoli sensoriali ed emotivi, richiedendo un ambiente favorevole per poter esprimere appieno le proprie potenzialità.
Nelle prime età della vita spesso nә bambinә plusdotatә l’asincronia dello sviluppo (la spiego bene in questo articolo) implica un bisogno di sostegno a livello emotivo per colmare la distanza tra capacità cognitive (che corrono come una lepre) ed emotive (che vanno al ritmo di una tartaruga).
Concludo con una frase impegnativa e con alcune domande:
Per sostenere ә bambinә e ә ragazzә plusdotatә nella gestione della percezione e delle emozioni, come professionistә e genitori abbiamo il compito di partire da noi stessә.
Quale competenza emotiva abbiamo? Siamo in grado di gestire da soli le nostre emozioni più forti (es. rabbia o frustrazione) nei momenti critici? Ci consideriamo come persone degne di rispetto? Ascoltiamo le nostre emozioni e sensazioni oppure le mettiamo a tacere?
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