Che cos’è davvero il gioco? E cosa rende i giochi da tavolo così coinvolgenti, al punto da catturare l’attenzione di bambini e adulti per ore?
Al di là dell’idea diffusa di passatempo leggero, i giochi da tavolo racchiudono caratteristiche che li rendono strumenti ricchi, complessi e profondamente educativi, soprattutto per i bambini plusdotati.
Nella nostra famiglia i giochi da tavolo fanno parte della quotidianità. Non sono un riempitivo delle feste o un’attività occasionale, ma uno spazio condiviso di concentrazione, confronto e scoperta. I board games, come vengono chiamati in inglese, vengono spesso sottovalutati perché associati a momenti informali, ma in realtà attivano dinamiche cognitive ed emotive molto articolate.
Attraverso il gioco si impara a rispettare regole e tempi, a cooperare e competere, a tollerare la frustrazione, a gestire la vittoria e la sconfitta. Si allena il pensiero strategico, si rimane concentrati a lungo, si sperimenta il piacere di una sfida che ha senso. E, soprattutto, si condivide un’esperienza significativa con le persone che scegliamo di avere accanto.
A ben guardare, le ragioni per considerare i giochi da tavolo come strumenti di crescita e formazione sono già tutte qui.
Cos’è il gioco. La definizione.
Innanzitutto, il gioco non è qualcosa che viene imparato a livello culturale, i bambini semplicemente giocano. Per quello che sento e vivo io, giocare è una disposizione d’animo, una modalità dell’essere da conservare, nutrire e proteggere per tutta la vita.
Il gioco è uno svago, si gioca per il piacere che deriva dalla stessa attività ludica, non ha finalità che escono dal gioco stesso, poiché non ha conseguenze nella vita reale: è improduttivo per eccellenza. Il fine, lo scopo del gioco è l’obiettivo del gioco stesso.
Una delle caratteristiche del gioco è proprio il suo essere libero, essere il regno della libertà che deriva dalla sua gratuità, dal suo essere incondizionato e quindi sganciato dalla logica dei mezzi e dei fini in quanto attività superflua.
Il gioco non è necessario, altrimenti non si sarebbe liberi di giocare. Questa libertà però rimane all’interno di confini precisi definiti da set di regole.
Ma qual è la definizione dei giochi da tavolo?

Cosa sono i giochi da tavolo?
Il gioco da tavolo, come suggerisce il nome, richiede una superficie di gioco definita, legata a quello specifico gioco, su cui posizionare e spostare materiali diversi come pedine, carte o altri elementi.
Nel Dizionario dei Giochi i giochi da tavolo, detti anche giochi da tavola, vengono descritti come giochi in scatola prodotti industrialmente, pensati per essere svolti su un tavolo. Possono prevedere un tavoliere, carte speciali o altri supporti di gioco, come accade in titoli molto diversi tra loro, dallo Shanghai a Jenga.
Per questo motivo vengono spesso chiamati anche giochi in scatola: tutti i materiali necessari al gioco (pedine, carte, dadi, tabelloni) sono raccolti e conservati all’interno di una confezione dedicata.
Le tipologie di giochi da tavolo sono moltissime e molto diverse tra loro. Eppure, al di là delle differenze di tema, durata o complessità, condividono alcune caratteristiche comuni che li rendono strumenti particolarmente interessanti anche sul piano educativo.
Le caratteristiche dei giochi da tavolo
I giochi da tavolo innanzitutto sono giochi strutturati, in quanto hanno:
- Materiali ben definiti
- Scopo esplicito condiviso tra tutti i giocatori (competitivo o cooperativo)
- Sequenza di azioni fissa ( es. a turno)
- Insieme di regole che decreta cosa ogni giocatore può o non può fare
- Inizio costituito dalla preparazione del gioco
- Fine definita dalle condizioni di vittoria che determinano il termine della singola partita.
Le caratteristiche dei giochi da tavolo sono:
- Il tempo – Definito dalla durata della partita (quando si è immersi nel gioco il tempo sembra fermarsi, non trovi?);
- Gli altri giocatori: si gioca insieme o contro altre persone (gioco cooperativo o competitivo),
- Il caso e/o la fortuna: influiscono sul risultato di un’azione (pensiamo ai dadi o al pescare una carta piuttosto che un’altra),
- Le nostre qualità: ognuno ha delle qualità e delle competenze che applica nel gioco e altre che vengono aggiunte ad esempio dalle caratteristiche del personaggio con cui si gioca o dalle carte che potenziano o danno dei bonus,
- La libertà : occorre poter scegliere liberamente quali azioni svolgere durante la partita.
È proprio grazie a queste caratteristiche che i giochi da tavolo per bambini plusdotati diventano uno strumento autentico di crescita e formazione.

I giochi da tavolo come strumento di crescita e formazione per i bambini plusdotati
I giochi da tavolo sono divertimento, sono passione, ma guardandoli da fuori, con l’occhio del professionista non sono solo questo.
Sono uno strumento di crescita e formazione per bambini plusdotati perché permettono di vivere delle esperienze particolari, ad hoc per loro e per noi adulti che stiamo con loro.
Qualunque giocatore, a maggior ragione se è un bambino plusdotato, nel gioco da tavolo impara ad accettare la situazione di delusione e frustrazione derivante da una perdita o da un’azione sbagliata. Impara a gestire l’errore o l’imprevedibilità dell’avversario in una situazione protetta dove lo stato emotivo generale è quello del divertimento.
Se penso alla mia esperienza con i giochi da tavolo e anche a quella di Lucia, il desiderio di giocare insieme è cominciato nei momenti in cui il tempo era lento, in cui non si sapeva cosa fare, quando la noia era troppa e serviva un diversivo: durante la pandemia ingannare il tempo era una priorità!
Questo avviene perché il desiderio nasce dal vuoto, dalla noia, dalle ore spensierate e felici, dai pomeriggi svuotati di impegni in estate o chiusi in casa per una convalescenza.
Nel caso dei bambini plusdotati i momenti di noia e di vuoto sono molto critici e i giochi da tavolo possono quindi diventare un’opportunità da sfruttare.
Dal punto di vista educativo e pedagogico, i giochi da tavolo sono considerabili una palestra per la mente, un sistema di regole e uno strumento di aggregazione (Mari, 2022).
Giocare è una palestra per la mente
I giochi da tavolo sono una palestra per la mente perché ci permettono di apprendere nozioni, concetti, informazioni, ma anche strategie e tattiche d’azione, relazioni causa effetto, soft skills.
In quanto permettono di allenare:
- Funzioni esecutive: memoria di lavoro, attenzione focalizzata, pianificazione, autoregolazione emotiva, inibizione della risposta e flessibilità
- Life skills cognitive: decision making, problem solving, pensiero creativo e il pensiero critico;
- Life skills relazionale: comunicazione efficace, relazioni interpersonali ed empatia
- Life skills di tipo emotivo: autoconsapevolezza, gestione delle emozioni e gestione dello stress.
Il gioco strutturato e il sistema di regole
Il gioco da tavolo, in quanto gioco strutturato, stimola le competenze etiche, infatti per stare e giocare insieme è necessario che tutti i partecipanti rispettino regole condivise, regole che sono uguali per tutti e a cui tutti si sono sottoposti volontariamente. Inoltre, per vincere bisogna compiere le mosse migliori rimanendo all’interno delle regole del gioco stesso.
Il gioco da tavolo infatti è “un sistema al cui interno i giocatori scelgono di impegnarsi in un conflitto artificiale, ben definito da regole, che porta a un risultato quantificabile” (Bertolo e Mariani, 2014).
Per giocare è necessario conoscere, ricordare e sottostare a una serie di regole condivise, ma all’interno di questa struttura di norme ogni giocatore ha la libertà assoluta di muoversi come preferisce e di perseguire le proprie strategie per raggiungere l’obiettivo finale, scegliendo così le proprie mosse. È possibile vincere solo in modo leale, infatti chi non rispetta le regole non solo non vince, ma si pone automaticamente fuori dal cerchio magico del gioco e quindi anche fuori dal gruppo che lo pratica.
Questo aspetto è cruciale, a livello educativo, soprattutto quando parliamo di giochi da tavolo per bambini plusdotati, perché offre loro una struttura chiara entro cui esercitare libertà, strategia e autoregolazione.

Giochi da tavolo come strumento di aggregazione
Il gioco da tavolo, permettendo di giocare in gruppo o a coppie, favorisce l’interazione interpersonale, faccia a faccia. In queste occasioni, i partecipanti sono legati da un’esperienza particolare che stanno vivendo insieme, nel qui ed ora, e quindi si genera una sorta di intimità, di vicinanza psicologica e di rispetto reciproco. Il gioco da tavolo diventa quindi un grande facilitatore sociale.
Il gioco da tavolo è quindi uno strumento attraverso cui esercitare autonomie e abilità sociali e un potente mezzo di integrazione tra persone diverse tra loro.
Quello che mi piace del gioco da tavolo, del gioco di società è che diventa un gioco in società. Di conseguenza può diventare un primo punto di contatto per la condivisione di interessi, la frequentazione e in futuro un’amicizia.
Tutte queste caratteristiche sono compattate dalla dimensione intrinseca dei giochi da tavolo, ossia il divertimento. Anche se il gioco viene intrinsecamente percepito come un’attività divertente, ha necessità di partire da una spinta volontaria che dipende dagli interessi e dalle passioni di ognuno.
Il divertimento riguarda le sensazioni, la fantasia, la narrativa, la sfida, la compagnia, la scoperta, l’espressione e l’evasione.
Il gioco come esperienza di flow
In conclusione, quando ci divertiamo veramente ci troviamo all’interno di un flusso (flow). Il flow è un’esperienza ottimale, uno stato di coscienza di completa immersione in un’attività, una sensazione soddisfacente ed esaltante di realizzazione creativa e di funzionamento accresciuto. Inoltre è legata alla motivazione intrinseca di ognuno e alla gratificazione immediata e senza secondi fini, al bilanciamento tra difficoltà della sfida e nostre abilità (Csíkszentmihályi, 1990).
Per me giocare è l’esperienza di flusso per eccellenza, un’esperienza che possono vivere facilmente tante persone perché è sufficiente avere voglia di mettersi in gioco e poi sarà il gioco da tavolo a guidare e a trasportare nel suo mondo.
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